1 M. Sernini, La città disfatta, Angeli, Milano 1988; Controllo della mobilità e metropoli europea, Daest, Venezia 1989; "Città e dintorni", Daest Informazioni, n. 2, 1989; "Europa e Italia: il simile e il diverso" (Intervista), Management, n. 9, 1988; "In materia di "assetto del territorio nazionale"", in: Facoltà Scienze Politiche Univ. Milano (Quaderni Istituto giuridico), Territorio e ambiente, Giuffrè, Milano 1986; "Contesto urbano e alienazione - Osservazioni sui rimedi urbanistici al cosiddetto inquinamento sociale", Bollettino Daest, n. 7, 1985; "Amministratori di oggi, urbanisti del 2000", Urbanistica, n. 80, 1985; "La telematica e le "città virtuali"", SE Scienza-Esperienza, n. 8, 1983; "Materia di studio: il territorio", Bollettino Daest, n. 1, 1982; "Rinascita o congelamento delle città?", Il nuovo cantiere, settembre 1981; Recensione a M. Marcelloni, Il regime dei suoli in Europa, Urbanistica, n. 91, 1988; Recensione a A. Tutino (a cura di), L'efficacia del piano, Bollettino Du, n. 6-7, 1987; Intervento al Seminario dell'Istituto romano per la storia d'Italia dal fascismo alla Resistenza, 1990: "Fuga dalla città - Metropoli diffusa o nuovi localismi?", Roma 1989; "Regolamento versus distruzione della città", in: Atti della Conferenza di organizzazione del Convegno-mostra internazionale, Per un largo recupero dell'ambiente urbano, Milano 1986; "L'aggregazione sociale sul territorio post-urbano: mitsein o gambling?", in: R.E. Trevisiol (a cura di), Odissea verde, clup, Milano 1986. Inoltre, tutti in "Archivio di studi urbani e regionali": "I centri commerciali integrati in Italia - Quando il developer diventa urbanista", n. 33, 1989; "Aporie del localismo assoluto", n. 31, 1988; "Il confine inesistente della città: un caso di saggezza del legislatore", n. 30, 1987; "Stato per funzioni o per territorio nei rapporti centro/periferia. Sulla scarsa utilità degli schematismi", n. 24, 1985; "Sul disegno urbano", n. 21, 1984; "Alcune note sugli effetti territoriali delle applicazioni telematiche" n, 19, 1984. Infine, i videotapes: La città si trasforma, Videoregistrazione su Milano Quartiere cablato Colleoni e Milano Fiori Assago (Video Documenta Net), 1986; Laboratorio o quartiere modello?, Videoregistrazione su Brescia-San Polo, (Video Documenta Net) 1986.
2 Con qualche eccezione. Si veda, oltre alla recensione di M. Torres in Urbanistica, n. 92, 1988, e quella di N.C. in L'arte cristiana, n. 733, 1989, M. Ilardi, "Uscire dal labirinto. Ipotesi per governare la città del presente", il manifesto, 6 maggio 1989; P.L. Paolillo, "Le voci per la città", Costruire, settembre 1988. Inoltre, alcuni spunti vengono ripresi in A. Colombo e M. Ilardi, "Il disincanto realizzato. L'individuo protagonista nella metropoli del consumo", Archivio di studi urbani e regionali, n. 33, 1988; M. Ilardi, "Individuo e metropoli", Democrazia e diritto, 1989, n. 4-5; M. Grispigni, "Oltre il politico", ivi; C. Bianchetti, Conoscenze e piano, Angeli, Milano 1989; C. Macchi Cassia, "L'utilità del fare urbanistica, alla luce dei risultati di una ricerca interdipartimentale", dsT, Rassegna del dipartimento di scienze del Territorio del Politecnico di Milano, n. 1, 1988. In una direzione interessante Padre E. Balducci, "Fra repubblica fiorentina e metropoli multirazziale", I confini della città (all. della Fondazione Michelucci a Comune aperto - Informazioni del Comune di Firenze), n. 7, 1989. L'amministrazione delle illusioni continua invece imperterrita: esiste un piano che in tre anni e con 100 miliardi vuole "riportare Firenze all'antico splendore mediceo", Corriere della sera, 5 novembre 1989.
3 Richiamavo, nel mio La città disfatta, cit., il tenente Colombo (p. 469). Nel film di Wim Wenders, Il cielo sopra Berlino, è proprio il tenente Colombo a dire "...camminare e guardare". E un altro personaggio del film, da angelo divenuto essere umano, dirà che le cose si osservano non dall'alto, ma ad altezza d'occhio (v. ancora, nel mio libro, p 107. e il mio "Outline per videoproduzioni su vita urbana a quartieri", Bollettino Daest, n. 8, 1986). Andare per la strada, "no a pasear, sino a observar la vida en directo" (F. Candel, La nueva pobreza, Plaza & Janez Ed., Barcelona 1989, p. 159). Per gli amanti della conservazione dei luoghi, si potrà dire che questo è l'atteggiamento anche di J.B. Jackson, noto "archeologo del paesaggio" americano: J. Holtz Kay, "A Singular Observer of Everyday Places", International Herald Tribune, 20 settembre 1989. L'approccio antropologico nel metodo non implica le predilezioni contenutistiche di molti antropologi, rivolte alla totale conservazione o al totale ripristino sociale e spaziale, predilezioni oggi sovente acclamate, in termini reazionari, da urbanisti e architetti. Il piano di Ciudad Guayana è fallito perché non tenne conto dell'approccio osservativo dell'antropologo su esigenze e costumi delle popolazioni locali (sul tema Lisa Peattie, Planning: Rethinking Ciudad Guayana, University of Michigan Press, Ann Arbor 1987), forse più che per non aver disegnato la città solo per le esigenze immutabili dei vecchi abitanti e secondo le loro integrali richieste del momento.
La linea di demarcazione su cosa osservare è fissata dal ricercatore e risponde alle sue ipotesi di ricerca, esistenti prima della raccolta delle osservazioni (W.G. Runciman, Trattato di teoria sociale, Einaudi, Torino 1989, p. 68); ma vietarsi l'osservazione di tutti i comportamenti e fatti attinenti al modo "positivo" di vivere ed esperimentare la grande città è una riduzione di campo così vistosa da rasentare la falsità dell'intero impianto teorico.
4 Per Roma, Corriere della sera 12 e 28 giugno 1989; "New Ideas to Give Roman Past a Future", International Herald Tribune, 20 giugno 1989; "Dibattito con l'Associazione via Condotti", Il Messaggero, 29 luglio 1989; per Firenze, la Repubblica, 30 settembre 1989. L'ideologia del recinto dunque continua.
5 A proposito degli "acid house parties" inglesi: "i raduni non vengono organizzati nelle tradizionali discoteche ma ogni volta in luoghi diversi, fattorie, magazzini abbandonati, che hanno il solo requisito d'essere vicini alle principali autostrade": "Il "delirio inglese" varca la Manica", la Repubblica, 4 novembre 1989.
6 Il progetto economico culturale della collettività padovana "non riesce oggi a tacitare alcuni segnali... di integrazione disarmonica... i processi di identificazione e di appartenenza divengono fluidi, frammentati, complessi fino al disordine..." e ad un "senso di incertezza...": Censis, La forma della città - Soggetti, comportamenti e valori dello sviluppo urbano, Angeli, Milano 1988, p. 96.
7 C. Gilbert, "Le poids du virtuel - A propos des catastrofes", Traverses, n. 44-45, 1988, numero speciale sulle macchine virtuali.
8 Ch.L. Leven (edited by), The Mature Metropolis, Lexington Books, 1978.
9 P. Lavedan, Histoire de l'urbanisme. Antiquité - Moyen Age, H. Laurens, Paris 1926, p. 162 (sottolineatura mia).
Meno mortifere paiono soluzioni del traffico più diversificate e non "totali", usate in altri paesi, e riportate per es. in "Onda verde", Europeo, 20 ottobre 1989, e in "Sfratto alle automobili - Le strade vivibili", Costruire, ottobre 1989. Nei viali come quelli di Torino o come Corso Sempione a Milano come in un viale spagnolo o portoghese francese o messicano o argentino ci sarebbe posto tranquillamente per alberi, marciapiedi, passeggio e bar, traffico automobilistico, mezzi pubblici, biciclette.
Ho parlato più volte in questo decennio di congelamento della città. Non dissimile è l'espressione impiegata da F. Braudel, L'identité de la France, Arthaud-Flammarion, Paris 1986, vol. II, tomo II, cap. IV, sulle sovrastrutture, parlando di alcune medie città francesi nel corso della storia, città divenute del tutto parassitarie verso la campagna, e fatte di magistrati, professori, ecclesiastici e rentiers: "città in ibernazione, dormienti" (p. 214). Milano, da cui alcuni intellettuali chic e insofferenti vogliono fuggire, è definita da un cantante "addormentata", anche se egli si trasferisce a Desenzano (provvisoriamente) per motivi ecologici: "Milano brutta: stoccata e fuga", e "Il sottile virus della volgarità mina la "capitale europea"", Corriere della sera, 20 novembre 1989. Invero il traffico sotto casa di Camilla Cederna è aumentato grazie ai divieti del centro storico, che aggravano le aree circostanti. L'ingorgo decentrato. Non mancano per fortuna illustri e civili adoratori della città: "Vivere a Milano? Faticoso ma bello", Corriere della sera, 27 novembre 1989. A Milano pare aver stancato persino quella dose di bluff per quanto miliardario che era contenuto nel fenomeno dell'alta moda. Ma la cosa che appare più sgradevole e meno europea è in realtà la scadente gestione della nettezza urbana. Anche se la relativa Azienda si intitola ai "Servizi Ambientali".
La città intatta nel suo costruito ma vuota di abitanti è lo scenario che qualche fantasociologia immaginaria offre come luogo del conflitto tremendo tra i residui rarissimi esseri viventi. Si veda la storia a fumetti degli argentini R. Barreiro e J. Gimenez, La città, Euracomix, Roma 1989. Che è poi la città di Blade Runner, o la Osaka vista dal regista di Black Rain. Più vuota è la città, meno ha senso e fa paura, e la vita residua vi è sempre più aspra (già oggi; per Roma, v. l'inserto "Le sette gobbe di Roma" il manifesto, 26 ottobre 1989). Nel frattempo, le norme penali lasciano sempre più al cittadino di autodifendersi. Allora certo, in assenza totale di socialità generale, nascerebbero piccole comunità di difesa, paranoiche e disperate. Sarà il caso di pensarci seriamente per tempo.
10 Documento riportato in G. Spini, Autobiografia della giovane America, Einaudi, Torino 1968, pp. 467-68. Sul punto v. anche la mia postfazione al volume di F. Cattaneo, Teologie della città, Res, Milano 1990.
11 J. Friedmann, Planning in the Public Domain: From Knowledge to Action, Princeton University Press, Princeton 1987. Ho già trattato il punto nel mio "Aporie del localismo assoluto", cit.
12 Una ventina di queste sono raccolte in T.A. Reiner, Utopia e urbanistica - Il ruolo delle comunità ideali nella pianificazione urbana (1957), Marsilio, Venezia 1986.
13 A. Olivetti, L'idea della comunità concreta, Comunità, Milano 1956, p. 12.
14 "Punti programmatici del "Movimento Comunità"", Comunità, 1951. La stessa rivista, lo stesso anno, pubblicava Simone Weil, "Appunti sulla soppressione dei partiti politici".
15 Ampiamente H. Lavedan, Histoire de l'Urbanisme, cit., cap. IV, II.
16 L. Krier, Atlantis, Aam, Bruxelles, MCMLXXXVIII.
17 M. Sernini, "Il controllo della mobilità e la metropoli europea", cit., e altri lavori recenti; Fondazione Agnelli, Abitare il pianeta, vol. I, Edizioni della Fondazione, Torino 1989; N. Keyfitz, "La crescita della popolazione umana", Le Scienze, n. 255, 1989.
18 P. Blake, "La Nuova Società Rurale", Spazio e società, n. 18, 1982.
19 W.P. Frisbie, J.D. Kasarda, "Spatial Processes", in N.J. Smelser (editor), Handbook of Sociology, Sage, Newbury Park 1988.
20 J. Franklin, Le discours du pouvoir, u.g.e., Paris 1975, ultimo capitolo. Qualche accenno ai collegamenti tra controllo sociale e telematica in H. Bakis, Géopolitique de l'information, puf, Paris 1987.
21 Per motivi legati al lavoro, tra quelli che si trasferiscono in località della provincia il 16%, fuori il 46%; per il ritorno al luogo di origine, in provincia lo 0,5%, fuori il 9%: A. Jané i Renau, "Barcelona-àrea metropolitana: una nueva dinàmica de poblacion", Barcelona metròpolis mediterrànea, n. 11, 1989.
22 "Una metropoli ad alto gradimento", Corriere della sera, 7 novembre 1989.
L'assessore al verde accusa di incapacità la Makno che ha svolto il sondaggio, e l'assessore all'urbanistica - committente del sondaggio - dichiara che insisterà per destinare a parco il 50% delle aree dismesse.
23 F.M. Andrews, S.B. Withey, Social Indicators of Well-being. Americans' Perception of Life Quality, Plenum Press, New York 1976. La società conviviale, alternativa alla degradazione della natura e alla distruzione dei legami sociali, causate dalla produzione di massa, è una "società dove lo strumento moderno è al servizio della persona integrata nella collettività": I. Illich, La convivialité, Seuil, Paris 1973, p 13. Forse è più difficile resistere alla alienazione nuotandoci dentro. V. il mio "Contesto sociale e alienazione...", cit. È troppo liquidatorio considerare
insani di mente tutti coloro che non riescono, non possono, non vogliono sottrarsi alla "distruzione" contemporanea, e coraggiosamente e con umanità vivono il quotidiano metropolitano.
24 L. Rohter, ""Skinnerism" in Mexico: Looking for "Walden II"", International Herald Tribune, 9 novembre 1989. Qui non abbiamo più niente a che fare con la città, e quindi con la piccola comunità cittadina. Visioni intimiste dichiarate "a misura d'uomo" sono raccolte nel vol. a cura di M. Manzoni, Etica e metropoli, Guerini e ass., Milano 1989. Ricordiamo che la "metropoli di villaggi" era proposta, in linea coll'urbanistica moderna, dal Chiodi a Milano nel 1926.
25 D. Riesman, La folla solitaria (1950), Il Mulino, Bologna 1973. Ancor piu eterodiretto sarà l'uomo telematico, senza volontà. Ma "senza volontà non può essere servo...": J. Baudrillard, "Le Xerox et l'infini", Traverses, n. 44-45, 1988.
26 A. Lees, Cities Perceived - Urban Society in European and American Thought, 1820-1940, Manchester University Press, Manchester 1985, la 3a parte e l'ultimo capitolo.
27 "Insegnare ai non milanesi a usare al meglio le strade della città", dice il Sindaco, Corriere della sera, ottobre-novembre 1989. Analogamente pedagogico il consulente tedesco per i problemi del traffico di Bologna, e gli amministratori, assai
decisi, di quella città. Pedagogico a suo modo anche il ministro per le aree urbane, che, pur non avendo il compito di smembrare e mortificare le città, lancia in televisione il 17 gennaio 1990 una campagna culturale contro la grande città, e vuol decentrare tutto fuori dalle grandi città. L'istinto educativo distorto colpisce anche quell'assessore all'urbanistica che volendo fare simultaneamente l'urbanista, l'ecologista, e il conservatore dell'edificato esistente, rischia di non consentire
nessuna edificazione, o di riempire il territorio di cose sparse qua e là invece che nelle città, configurando così un assetto "tedesco" urbano/rurale sparso, che oltretutto aumenterà l'uso dell'automobile. Il mito della scientificità e le teorie della
complessità hanno fatto strage. Tutte le 11 città maggiori d'Italia sono dichiarate a rischio dai medici del CNR (Corriere della sera, 16 gennaio 1990). Quando il consiglio del medico diventa legge dello stato, il mondo diventa un ospedale. Città senza
abitanti, tram senza passeggeri, strade senza gente, sembrano il sogno degli amministratori. Tutti richiami alla responsabilizzazione degli abitanti, che, insieme alle elaborazioni di utopie in luogo dei tentativi di modificazione dell'esistente, deresponsabilizzano i politici e forniscono alibi alla incapacità di governo delle situazioni complesse.
28 Così all'inaugurazione del nuovo istituto di studi avanzati sulla sicurezza interna, "In France, a New Approach to Security", International Herald Tribune, 3 novembre 1989.
29 L'occasione è lo scontro tra il ruvido ministro dei lavori pubblici e quello per le aree urbane: la Repubblica, 18 novembre 1989.
30 D. Herlihy, "Some psychological and social roots of violence in the tuscan cities", nel vol. a cura di L. Martines, Violence and Civil Disorder in Italian Cities 1200-1500, University of California Press, Berkeley 1972. Per quanto non vi sia accordo tra gli storici sull'entità dei contrasti tra signori e popolo nella città medievale italiana, è certo che elementi di contrapposizione e di conflitto vi furono, anche se ampiamente mediati dal ceto politico, il solo a suo modo intermedio. Sul punto N. Ottokar, Il Comune di Firenze alla fine del Dugento (1926), Einaudi, Torino 1974, cap. 3; W. Goetz, Le origini dei comuni italiani, Fisa-Giuffrè, Milano 1965, p. 101; J. Kenneth Hyde, Padova nell'età di Dante. Storia sociale di una città-stato italiana,
Lint, Trieste 1985, pp. 36-37.
31 Una pianificazione che offra la possibilità di abitare, secondo i gusti, o nelle alte o nelle basse densità, era proposta da A. Villani, "I cattolici la città il territorio", Quaderni Bianchi, aprile 1983.
32 I. Berthier, "Peter Handke: gli oggetti e il gesto", Nuova corrente, n. 79/80, 1979, sul tema "Austria: la fine e dopo".
33 La fotografia è riportata in Berlin - le ciel partagé, n. 1, série Monde, della rivista Autrement, 1983.
34 J. Baudrillard, "Le Xerox et l'infini", cit.
35 Alcune riflessioni nel mio "Contesto urbano e alienazione...", cit. Non è escluso affatto l'amore per il luogo. Il luogo che consente di andare in tutti i luoghi, la città appunto.
36 P. Portoghesi, "La grande occasione", Il Mondiale, n. 2, 1989. Sottolineatura mia.
37 D. Harvey, "Accumulazione flessibile, pratiche spaziali e classi sociali", nel vol. a cura di P. Petsimeris, Le reti urbane tra decentramento e centralità, Angeli, Milano 1989, p. 62. Il dubbio comincia forse ad insinuarsi anche tra gli entusiasti dei
reticoli e dei piccoli poli. Tuttavia, nonostante qualche dubbio che forse si insinua, continua imperterrita la pubblicazione di scritti che glorificano reti e reticoli. Per es. F. Curti, L. Diappi (a cura di), Gerarchie e reti di città: tendenze e politiche,
Angeli, Milano 1990. Da "spunto teorico" la tendenza reticolare diventa ossessione di ingegneria sociale ad opera di matematici geografi ed economisti, o politici del localismo, forzando persino il significato dei dati reali e senza mai discutere eventuali posizioni diverse. Avevo ragione di richiamare da anni il mio timore di un uso ideologico di queste teorie, che fa oggi sostenere che occorre "progettare la città reticolare" e che fa dire anche piacevolezze teoriche secondo cui con l'assetto a rete "il territorio è un sistema autoregolato" (p. 16), come che altri insediamenti non fossero sempre tali, e quasi che il territorio, e non individui e società, fosse un soggetto, seguendo i residui ideologici della vecchia concezione della "territorialità
emergente".
38 Erodoto, Storie, Clio, I, 134.
39 Interviste ai giovani di Tor Bellamonaca, Tg3, 26 ottobre 1989. Altri intervistati aggiungono: "hanno fatto di questa zona un ghetto".
40 E. Shils, "Center and Periphery: An Idea and its Career, 1935-1987", nel volume a cura di L. Greenfeld e M. Martin, Center - Ideas and Institutions, University of Chicago Press, Chicago 1988, p. 253, sottolineatura mia.
41 Territorio e segmentazione del mercato - Risultati della classificazione geodemografica Cluster, Sarin, Pomezia 1987.
42 G. Schiavoni, "Dalla provincia senza centro. Incontro con Wolfgang Bauer", Nuova corrente, n. 79/80, 1979, sul tema "Austria: la fine e dopo", p. 598-99.
43 Lo ammette persino un grande ambientalista, I. Sachs, "Vulnerability of Giant Cities and the Life Lottery", in M. Dogan, J.D. Kasarda, The Metropolis Era, vol. I, A World of Giant Cities, Sage, Newbury Park 1988. Il concetto era già in A. Sauvy, El fin de los ricos, Dopesa, Barcelona 1975.
44 F. Braudel, L'identité de la France, cit., p. 196.
45 "From Regional Center to European Metropolis - City Seeks a Modern "Crossroads" Role", e "Planning for a Euro-city", nello Special report "Lyon: Ambitious Goals", International Herald Tribune, 24 novembre 1989.
46 Gli interventi di Le Goff e di Roncayolo in C. De Seta e J. Le Goff, La città e le mura, Laterza, Bari 1989. Più catastrofico, De Seta giudica "traumatica" la rottura consumatasi negli ultimi duecento anni nell'osmosi tra città e mura. Sul tema v. anche
il mio "Il confine inesistente della città - Un caso di saggezza del legislatore", cit.
47 Stendhal, De l'amour, Le Divan, Paris 1957, p. 196 (variante postuma all'edizione del 1822).
48 "An Open Wall and Open City: Flow of People and Problems", International Herald Tribune, 15 novembre 1989. Il nuovo primo ministro della Germania Orientale ritiene che il muro debba rimanere; dalla frontiera aperta passerebbero "criminalità, droga e Aids".
49 Un esempio: C. De Seta, "Il Medioevo dentro la nuova Spalato", nella serie "Le città verso il duemila", Corriere della sera, 20 novembre 1989.
50 C. Soddu, Città aleatorie, Masson, Milano 1989.
51 W.A. McClung, The Architecture of Paradise, University of California Press, Berkeley 1983, p. 38.
52 G. Simmel, Sociologia (1908), Comunità, Milano 1989, pp. 528-29.
53 E. Shils, Center and Periphery..., cit., p. 250. Costitutiva, ed essenziale allo svolgimento della coscienza collettiva propria di una società, e quindi alla comprensione del fatto sociale da parte dello studioso, vi sarà in particolare per Shils comunque l'elaborazione circa la reale ed onnipresente opposizione delle idee di centro e di periferia. Per chi ritiene che locale coincida con periferico, si è già chiarito altrove che il locale esiste in quanto esiste anche il generale e il totale. Sul punto anche Colloque de Cerisy, Metamorphoses de la ville, Economica, Paris 1987, p. 115.
54 La nicchia è chiara, forse, quando il contesto è estremamente statico, nell'antichità e su dimensioni piccole. Si veda per es. il caso delle prime società urbane orientali, M. Liverani, Antico oriente - Storia società economia, Laterza, Bari 1988, p. 31.
55 Sempre più al di là di parametri giuridico-formali come la dichiarazione dei diritti dell'uomo (A. Cassese, I diritti umani nel mondo contemporaneo, Laterza, Bari 1988), e sempre più in termini reali, nell'intenzione degli individui ma anche nelle pratiche quando non ostacolate da poteri locali o nazionali di vario tipo.
56 L. Bellicini, "La scomposizione e i residui. Note sul processo di trasformazione e sulle esigenze di recupero in sedici grandi città italiane", in Credito Fondiario-Cresme, L'Italia da recuperare, Credito Fondiario SpA, Roma 1988, vol. I, p. 31.
57 L. von Wiese, Sistema di sociologia generale (1955), Utet, Torino 1968, parte II," La dottrina dei processi sociali", cap. IV.
58 V. Cesareo, Socializzazione e controllo sociale - Una critica alla concezione dell'uomo ultrasocializzato, Angeli, Milano 1985.
59 Questa dottrina lascia perplessi nonostante l'autorevolezza degli autori che la elaborano e la riprendono, forse con eccessiva ed unica contrapposizione alla visione weberiana e con un'accentuazione esagerata sui soli aspetti di politica, decisione, autonomia. In particolare i saggi di P. Rossi e A. Tosi in P. Rossi (a cura di), Modelli di città - Strutture e funzioni politiche, Einaudi, Torino 1987. Ovviamente l'errore non sta in Weber, ma negli studiosi che scorporano il suo studio sulla città medievale dal contesto dei suoi studi sul potere assoluto, cui le città medievali si opponevano.
60 G. Ferraro, "Il gioco della città", Daest Informazioni, n. 3, 1989.
61 P. Lavedan, Histoire de l'urbanisme, cit., p. 114 e passim. tutto il capitolo sulla Grecia. Troviamo nella storia politica la conferma che la città come luogo della politica è in crisi appena nasce, e forse non è veramente mai esistita. Il suggerimento etico della città-stato greca esiste solo per pochi, e non per le masse come la democrazia dell'età periclea aveva immaginato. Secondo molti già ai tempi d'oro della democrazia ateniese la città-stato era una forma di società da abolire: G.H. Sabine, Storia delle dottrine politiche, Etas, Milano 1978, vol. I, pp. 96-97. L'etica della partecipazione solidaristica e comunitaria è un ideale filosofico scarsamente condiviso fin dagli inizi (sul tema anche G. Bien, La filosofia politica di Aristotele, Il Mulino, Bologna 1985, p. 299). È dunque un mito la perfezione democratica della città-stato cui sempre ci si riferisce come ad un paradigma reale. "È falso che l'essenziale delle attività degli Ateniesi concernesse gli affari pubblici": J. Baechler, Démocraties, Calman-Lévy, Paris 1985, p. 341 sgg. Se poi perfezione vi fosse stata, ricordiamo l'opinione secondo cui la città greca muore della propria astratta perfezione: M. Serres, Rome - Le livre des fondations, Grasset, Paris 1983. E prima
ancora della solidarietà comunitaria, era in crisi la stessa concezione minima del legame societario. Gli artigiani e i detentori di abilità materiali e di saperi specifici sono in conflitto dalle origini con una società "generale" che non capiscono,
che li tiene lontani e dalla quale sono lontani. G.A. Gilli, Origini dell'eguaglianza - Ricerche sociologiche sull'antica Grecia, Einaudi, Torino 1988, sicché il tentativo dello stato sarà dall'inizio di creare il legame sociale... al di là delle corporazioni,
inventando una eguaglianza che non c'era, per poi stabilire la solidarietà.
62 I. Carcopino, L'ostracisme athénien (1908), Editions d'aujourd'hui, Plan-de-la-tour 1984.
63 M. Singer, "Symbolism of the Center, the Periphery, and the Middle", nel vol. a cura di L. Greenfeld e M. Martin, Center - Ideas and Institutions, cit., p. 226.
64 E. Voegelin, Israel and Revelation, vol I dell'opera Order and History, Louisiana State University Press, Baton Rouge 1981.
65 M. Liverani, Antico oriente, cit., cap. I e passim.; R. Mc Adams, Heartland of Cities - Survey of Ancient Settlement and Land Use on the Central Floodplain of the Euphrates, The University of Chicago Press, Chicago 1981, p. 60.
66 T. Hentsch, L'orient imaginaire - La vision politique occidentale de l'Est méditerranéen, Minuit, Paris 1988, p. 21. L'origine indo-europea, quindi tribale, coinvolge la stessa civiltà greca, poiché i greci arrivano in Grecia verso il 2000 a.C.
(J. Baechler, Démocratics, cit., p. 447). La democrazia dell'antichità e dell'Europa sarebbe solo un caso particolare, e limitato, dall'evoluzione delle morfologie sociali, in condizioni eccezionali. Non è strano, nella visione generale di questo autore, dunque, che l'aristocrazia ateniese sia difficilmente replicabile.
67 Con dati ormai invecchiati, R.B. Cohen, "The New International Division of Labor, Multinational Corporations and Urban Hierarchy", nel vol. a cura di M. Dear e A.J. Scott, Urbanization & Urban Planning in Capitalistic Society, Methuen, London 1981.
68 H. Teune, "Growth and Pathologies of Giant Cities", nel vol. I di M. Dogan e J.D. Kasarda, The Metropolis Era, cit.
69 L. Bellicini, La scomposizione e i residui..., cit., p. 55. Ricordiamo che per P. Lavedan, Histoire de l'urbanisme, cit., l'urbanistica intesa come town planning è ogni sforzo per sistemare la città soddisfacendo ai diversi bisogni che variano nella storia (p. 223). Quasi una gestione urbanistica complessiva, quindi, senza particolari indicazioni utopiche. L'urbanistica è un "fatto collettivo" (p. 35) oltre che intenzionale; la storia dell'architettura urbana riguarda le città create d'un sol getto sulla base di un piano deliberato in precedenza (p. 237). Anche qui indicazioni di dimensione e forma e organizzazione sociale non sono indispensabili per la definizione dell'urbanistica, cioè l'urbanistica non è "a senso unico", come molti illustri urbanisti moderni tendono a far credere.
70 F. Mancuso, "La pratica del disegno urbano", Urbanistica, n. 95, 1989.
71 Un altro uomo di cinema ci viene in aiuto, E. Rohmer, "Regards d'un cinéaste sul l'habitat", Technique & Architecture, n. 367, 1986.
72 F. Guattari, Cartographies schizoanalytiques, Galilée, Paris 1989.
73 Ivi, p. 21.
74 A. Pizzorno, "Considerazioni sulle teorie dei movimenti sociali", nel fascicolo I nuovi movimenti sociali di Problemi del socialismo, n. 12, 1988, p. 24. Aggiungiamo che se qualche risultato civile sociale e democratico si è raggiunto in 2500 anni per tentare di uscire dalla logica tribale o corporativa (v. supra, note 61 e 66), non si può abbandonare tutto per tornare a un microsociale primitivo.
75 "Polacchi, Lituani, Lettoni, Baltici, Estoniani, Georgiani, Armeni, Tartari; soffrono della vostra centralizzazione amministrativa... Presto o tardi sarete obbligati a concedere delle autonomie regionali: altrimenti, attenti al separatismo! La costituzione di una Polonia autonoma sarebbe, in quest'ordine di idee, una felicissima innovazione". Non sono parole di oggi, sono parole dell'ambasciatore francese al ministro degli esteri russo nel gennaio 1915: M. Paléologue, La Russia degli Zar durante
la grande guerra, Salani, Firenze 1930, vol. I, p. 247. Analogamente, oltre all'antica questione della Polonia, pianura parteggiata tra germani e slavi, e a quella di tutta la fascia balcanica (e Bisanzio, e la Turchia, e perché allora non restaurare l'Impero Ottomano...) antica e risalente a Caterina II nel 1792 è la questione degli ebrei russi.
Anche nelle vicende storiche il localismo si fa ambiguo nelle sue rivendicazioni nazionali. Ai tempi dell'unità d'Italia, una petizione di cittadini italiani che nel 1859 mirava a ridiscutere i risultati del Congresso di Vienna, auspica: "Che gli stati di cui si compone l'Italia vengano fatti possibilmente uniformi e forti a spese dei piccoli stati dell'Italia centrale, la cui esistenza è contraria allo sviluppo delle forze naturali della nazione": Cronaca politica. legislativa ed amministrativa degli ultimi tempi della dominazione austriaca nell'Italia in avanti, Pirola, Milano 1860, tomo 1, p. 60. Localismo dunque, nazionale, certo, ma non troppo piccolo.
76 L'Europa orientale conta 77 etnie, quella occidentale 45: D.H. Price, Atlas of World Cultures, Sage, Newbury Park 1989. Le sole etnie dell'Unione Sovietica sarebbero 120, compresa la parte russa dell'Asia centrale. Sul tema anche tutto il n. 54-55 di Hérodote, 1989. Se oggi sono finiti i secoli del potere imperiale nell'est europeo, è di un nuovo "ethos" regionale che si va in cerca (J. Dihel, H. Heagland, International Herald Tribune, 15 gennaio 1990), più che di localismi assai limitati nello spazio.
77 Per una volta si può in parte condividere l'indignazione di A. Cederna, "L'errore di Prandini", la Repubblica, 25 novembre 1989. Interessa non tanto l'attacco tradizionale alla cementificazione del paese, quanto l'errore consistente nella totale rinuncia al controllo urbanistico, anche se l'autore sembra poco sensibile all'aspetto qui curato che è quello dell'ulteriore svuotamento delle città.
78 T. Caulcott, "(Inner) city millionaires", nella pubblicazione di The Economist, The World in 1989, The Economist Publications, London 1988.
79 H. Lefebvre, "Quand le ville se perd dans une métamorphose planétaire", Le Monde Diplomatique, maggio 1989.
80 G. Roma, "Le mutazioni dell'oggetto città", nel Progetto Cer-Censis, Il governo dell'economia, Volume I, Governare le città, Rapporto 1988, Edizioni Il Sole-24 Ore, Milano 1988, p. 15 e 31.
81 Istituto Centrale di Statistica-Associazione Italiana di Sociologia, Immagini della società italiana, Istat, Roma 1988, pp. 53-55.
82 L. Bellicini, La scomposizione e i residui..., cit., pp. 32-33, 56. Vedi anche nota 37, supra.
83 Ibidem, p. 56.
84 M. Sernini, "I centri commerciali integrati...", cit.
85 Così molto arrogantemente G. Lugli, "Economia spaziale del commercio e politica urbanistica", Commercio, n. 13, 1983, p. 45. L'istanza è subito accontentata. Il decreto 175 del 1988, di "attuazione" della vecchia legge del 1971 che prevedeva i piani
commerciali, oltre a precisare, aggiungendosi alla "Legge Marcora" del 1982 e al decreto 316 del 1987 che definiva: requisiti dei centri commerciali, le norme di ampio favore
per la grande distribuzione, dispone, all'art. 30, che i piani della rete distributiva non possono fissare limiti numerici per i nuovi esercizi, sia per territorio che per zona e per settore merceologico, e non possono stabilire distanze minime tra i vari
esercizi. Il piano dunque deve registrare il mercato, chi fa lo strumento urbanistico deve fare lo scrivano (altro che il negoziatore, che sarebbe già qualcosa!) delle decisioni nate in un settore dove di urbanistica non si discute nemmeno.
86 Un inno a queste politiche negli articoli di I. Rossi "Al piacere di consumare", e "In equilibrio su un filo, teso tra gradimento e profitto", nella pagina "shop shop hurrah", Il Sole-24 ore, 12 novembre 1989.
87 W. Safire, "America's Next Direction: Out of Town, All the Way", International Herald Tribune, 26 settembre 1989.
88 Numero speciale: "The New America", International Business Week, 25 settembre 1989.
89 P. Goldberger, "IBM's Place in the Sun in Texas", International Herald Tribune, 27 ottobre 1989, illustra il nuovo complesso per uffici IBM di Solana (architetti Giurgola e Legoretta), a pochi chilometri dell'aeroporto internazionale di Dallas-Fort Worth.
90 F. Braudel, L'identité de la France, vol. I, Espace et Histoire,
Arthaud-Flammarion, Paris 1986, p. 159.