(pubblicato in Archivio di studi urbani e regionali n. 35, 1989)
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1. Due gusti diversi

Perorazioni in favore della piccola dimensione urbana, del villaggio, della città di villaggi, di una "ecopoli", della città chiusa da mura e contrassegnata da porte, della piccola comunità ideale e sognata da tanti, sono di recente molto frequenti, e godono di buonissima stampa. La rivista "Archivio di studi urbani e regionali" nel n. 35 del 1989 ha pubblicato due articoli contrapposti sulla città, quello di Marino Livolsi e quello di Wim Wenders. Nessuno dei due specificamente studioso di fenomeni territoriali.
Entrambi commentabili e giudicabili tenendo presente alcune annotazioni, nelle quali forzatamente dovrò ricordare anche le mie posizioni (1) e le mie preferenze (nella specie, per Wenders), se non altro per il fatto che su di esse non ho mai ottenuto che si svolgesse tra studiosi ed operatori di urbanistica, di scienze territoriali, e di sociologia, qualche discussione (2) nonostante l'urgenza del tema.
Forse la discussione non si fa perché la cultura attuale è tutta impegnata, a senso unico, nelle perorazioni antimetropolitane e anche antiurbane (contrarie, cioè, alla città quale oggi ancora spesso si presenta, di dimensioni medio-grandi). Prova dunque fastidio per voci diverse o anche solo per la messa in evidenza di punti problematici.
Ma non dev'essere considerato strano continuare a vedere tra i compiti degli studiosi l'illustrazione delle diverse possibilità. Questo è, in vista di scelte future, un servizio alla società migliore di quello della monotona e anche controproducente ripetizione di utopie che deviano una volta di più l'attenzione dalla situazione esistente, creano illusioni, depotenziano il sociale reale, e distraggono dall'operabile concreto.


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