(pubblicato,senza bibliografia, in Piano Progetto Città, n. 22/23, 2004)
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In una cinquantina di fotografie Alex S. MacLean rende l'immagine dello sprawl esplorando l'America dall'alto. C'è di tutto. Piccoli insediamenti compatti – quasi un new urbanism non opulento. Densi parcheggi di camion. Piccolissimi gruppi di case (la stessa occupazione di suolo che può esserci in un minuscolo villaggio in Namibia). Lotti strettamente affiancati ancora da costruire. E insediamenti extraurbani dispersi sul territorio ma con densità consistenti. Sia le forme dense che quelle rade sono molto più regolari e progettate del nostro "diffuso".
Recenti immagini della "campagna" francese ci mostrano anch'esse notevoli e disordinate densità. Densa è l'occupazione di suolo in molte parti del "diffuso" italiano. Nel Nord Milano, intorno a Brescia, nel Nord Est, a Cosenza (la "CosAngeles degli studenti), vi è una densità di costruito da area metropolitana più che da insediamento sparso, anche se qua e là troviamo amene distese collinari di edifici che infittiscono il paesaggio senza ancora diventare tessuti urbani veri e propri. Vi sono poi parti del territorio napoletano dove il costruito assai fitto, contiguo all'urbano esistente (uso per comodità "attribuzioni" di caratteristiche agli insediamenti e ai loro abitanti), è gratuito denominarlo insediamento diffuso.

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