Forse uno dei miti che spingeva ad elogiare l'insediamento sparso sta crollando. Nel tessuto urbano densità e compattezza sono scontate. Ma conurbazioni o aree metropolitane presentano densità che sembrano guidare in molti casi ad una percezione del metropolitano come estensione non molto più rada dell'urbano degli ultimi 50 anni (e dovrà comunque registrare altre occupazioni di suolo, almeno per le infrastrutture). L'insediamento sparpagliato degli ultimi decenni, così come lo sprawl di altri paesi, si va sempre più densificando. La densità, come copertura di suolo e quantità edificata, è una specie di dispositivo di slittamento che aiuta a farci passare da una forma all’altra, dal meno denso al più denso, dimostrando al tempo stesso quanto debole sia come elemento determinante della definizione di ognuna di queste forme. Si densifica l’insediamento sparso, si densifica la metropoli e forse ancora si densifica la città (sul centro storico ci sono tendenze lunghe di abbandono e problemi di scelte politiche), apparentandosi e forse via via egualizzandosi così una forma all’altra – un diffuso denso assomiglierà a città, o a metropoli che già per definizione sono "milieu densi" - oltre che ognuna di queste dentro al proprio tipo. Non si arriva all’unica grande borgata che prevedeva il Cattaneo nel 1839 studiando le densità lombarde. Non si arriva alla città futura che per H. G. Wells sarebbe stata non una grande agglomerazione ma una zona cosparsa dovunque di case, gruppi di case, ville, palazzi, e rapide comunicazioni, con un intimo accordo tra carattere rurale e carattere urbano. A correggere l’ipotesi, nel 1910 – già si parlava di metropoli lombarda - un geografo italiano sottolineava che la città di Wells sarebbe stata meno fantastica, dovendosi lasciar lavorare non solo le forze centrifughe ma anche quelle naturalmente centripete: anticipazione di teorie odierne sulla auto-organizzazione che affermano una naturale tendenza verso nuclei densi.

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