(pubblicato con leggere variazioni su Modo n. 204, 2000 )
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Senza ripetere quanto già detto in varie sedi, vorrei richiamare l'attenzione su tre ordini di aspetti che non essendo stravaganti nè personali dovrebbero seriamente far riconsiderare anche in Italia la politica in materia di città e in favore delle città (almeno, nell'ambiente degli urbanisti; spesso economisti, amministratori, politici, geografi, si sono occupati di città negli ultimi decenni).
a) elementi di fatto:

1) la politica dell'Unione Europea richiama l'attenzione sul valore e sull'importanza di
centrare la dinamica futura economica e territoriale ancora sulle città, intese non
certo solo come patrimonio storico, ma proprio come entità di valore storico ma al tempo
stesso attuale, sociale ed economico, derivante dal fenomeno aggregativo urbano e
metropolitano contemporaneo, e raccomanda anche di non esagerare con gli insediamenti a bassa densità. Diversi ambienti ecologisti tendono a dare battaglia anche in quelle sedi europee per amore dei loro temi, ma non sembra che le necessità attuali possano orientare la politica territoriale europea in senso antiurbano o in senso di sola
conservazione del "patrimonio" con valore culturale o economico-turistico. Anche se - e
proprio perchè - la città europea è, come riconoscono gli organismi dell'Unione Europea, piena di problemi legati a disoccupazione, condizioni ambientali, congestione del traffico, povertà, alloggio, criminalità, droga, "le città europee restano tuttora la
sorgente primaria della creazione di ricchezza e agiscono come centri di sviluppo
sociale e culturale" (D. Etherington, M. Chapman, "Planning Cities for the Twenty-first
Century : the Need for a New Welfare Model?", in Ph. Allmendinger, M. Chapman, Planning Beyond 2000, 1999. Si veda inoltre, sulla urbanità europea, il geografo J. Lévy, Europe. Une géographie, 1997, rist. 1998 ).

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