1. Premessa.
Nel decennio che corre dalla normativa sulla grande distribuzione del 1988 alle nuove
norme sul commercio del 1998 si sono verificati interessanti sviluppi sul tema dei centri
commerciali integrati. Anche prima delle recenti norme, alcune preoccupazioni emerse, con
ritardo, in ambienti politici e sindacali a proposito dell'impatto urbano e sociale dei
centri commerciali offrivano l'occasione per un riesame della situazione. Una prima
analisi teorica e pratica era stata stimolata dieci anni fa (Sernini, 1988 a) sia dalla
normativa sia dalla presenza sul territorio di strutture di nuovo tipo che si andavano
allora costruendo anche con architetture nuove, diverse dai supermercati e dagli
ipermercati Oggi alcuni rischi connessi all'apertura di centri commerciali sono ormai
noti, e vengono trattati sistematicamente dalla letteratura economica (per es. la
possibile "caduta di valore dell'area centrale" che si ripercuote
sull'importanza di tutta la città: Bertozzi e Viganò, 1996). Tuttavia di solito questi
studi evidenziano prevalentemente una preoccupazione per aspetti relativi all'impatto
ambientale, e inoltre stabiliscono una dicotomia tra centro storico e centro pianificato
che non è sempre convincente.
Su questi temi si è voluto rinforzare l'apparato di argomentazioni critiche in modo da
renderle più evidenti. Il ricorso a notizie tratte dall'immediatezza delle fonti
giornalistiche e l'insistenza nel ribadire alcuni concetti più volte e in più punti,
integrano un ragionamento che si è voluto tuttavia sufficientemente rigoroso e
sistematico da comprendere: a) alcuni fatti; b) alcune reazioni e alcuni ragionamenti
critici, e l'accenno ad alcuni provvedimenti governativi; c) la ricerca di soluzioni; d)
l'indicazione di criteri urbanistici. Accanto alle considerazioni economiche si sono
introdotti aspetti che si riferiscono ad un campo disciplinare apparentemente meno
rigoroso in quanto più politico, com'è quello dell' urbanistica. Inoltre, si sono volute
affiancare agli aspetti urbanistici alcune considerazioni critiche, relative a campi ancor
più vaghi e controversi, come la cultura dell'estetica contemporanea. Si è voluto infine
raccomandare cautela quando l'urbanistica sembra farsi tentare da rapide mosse
antropologiche non sempre di prima mano. Pur tra spunti nettamente critici, si delinea
chiara l'intenzione - senza deprimere le "realtà emergenti" e tanto meno senza
negare la necessità di strutture distributive nuove nelle zone extraurbane sfornite di
servizi commerciali e di opportunità di aggregazione sociale - di valutare l'interesse
collettivo sotto un doppio profilo: a) la tutela del consumatore; b) il valore degli
aggregati urbani. E' rilevante, in un momento in cui l'interesse collettivo appare a molti
una categoria desueta, che attraverso il dibattito si ricerchi, tra interessi e punti di
vista differenti, qualche valida soluzione operativa. |