1 V. anche G. C. Mengoli, Manuale di diritto urbanistico, Milano 1992.
2 M. Sernini, "I centro commerciali integrati in Italia: quando il developer diventa urbanista", Archivio di studi urbani e regionali n. 33, 1988. Ma già dagli anni '50 ( devo oggi questa segnalazione alla cortesia di Roberto Zancan) Bruno Zevi, recensendo il primo grande centro commerciale costruito da Victor Gruen a Minneapolis e inaugurato nel 1956 avvertiva: "prima o poi, in scala uguale o minore, gli 'shopping centers'. verranno costruiti anche in Italia". Il centro di cui allora parlava Zevi presentava un "ambiente vivo ed elettrizzante che non ha nulla da invidiare alla vecchia assordante ma senza dubbio attraente 'downtown'", e nel quale "tutti gli stimoli urbani sono riprodotti" in un immenso fabbricato con strade e piazze e clima primaverile.
3 Questo particolare riguardo più che essere un favore sembra venir capovolto pochi mesi dopo in sede applicativa: l'indennizzo previsto dalle norme per i piccoli commercianti costretti ad abbandonare l'attività, verrà infatti visto dall'opinione pubblica e dai commentatori - nonostante le precisazioni ministeriali - come una specie di incentivo a lasciare, tanto che tutti per alcuni giorni useranno il termine "rottamazione"
4 J. Dawson, S. Burt, "European Retailing: dynamics, restructuring and development issues", cap. 7 di D. Pinder (edited by), The New Europe: economy, society, and environment, Chichester 1998
5 J. Dawson, S. Burt, op. cit.
6 Potenza che moltiplica oggi la sua presenza. In vista dell'unificazione monetaria europea e alla luce della "globalizzazione" circolano ovvie ipotesi che la distribuzione commerciale tenda ad assestarsi su livelli continentali. Inoltre sono casi recenti la marcia della maggiore impresa distributiva americana, la Wal-Mart, verso i territori europei coll' intento di "alterare la cultura dello shopping in Europa" (International Herald Tribune, 10 dicembre 1998), e l'espansione della rete italiana dell'Ikea (Corriere dell'Economia, 1 febbraio 1999).
7 J. Dawson, S. Burt, op. cit. Vi sono anche casi si probabile influenza transfrontaliera: si consideri il maggior centro commerciale europeo, quello di Oberhausen, chiamato CentrO, posto a una cinquantina di chilometri da Dusseldorf e allo stesso tempo a poche decine di chilometri dal confine olandese. In una situazione diversa, un nuovo centro commerciale a dieci chilometri dal centro di Helsinki vede 400.000 visitatori alla settimana, in una zona suburbana della capitale che conta un milione di abitanti, generando attrazione notevole in un paese a bassa densità e come possibile "alternativa" al centro storico commerciale di Helsinki, grande appena del doppio. Ricordiamo del resto che anche a Bologna, e per centri commerciali non tra i maggiori, l'isocrona dei 15-20 minuti consente di raggiungere due centri commerciali distanti tra loro e in zone opposte della periferia urbana, il Borgo, che sull'isocrona ha un bacino di 205.000 abitanti su un totale dell'area gravitazionale di 476.000, e il centro Nova, che sull'isocrona ha un bacino di 125.000 abitanti su un totale dell'area gravitazionale di ben 664.000, assai superiore quindi alla intera popolazione, e composta per oltre un terzo da abitanti sulle isocrone tra i 20 e i 30 minuti..
8 Su questa marcia del supermercato verso il superstore ( per es, vi è almeno un caso a Milano, alla Standa di via Palmanova) R. Bowlby, "Supermarket Futures", cap. 4 di P. Falk, C. Campbell (edited by), The Shopping Experience, London 1997.
9 Così di recente A. Lofaro, Il disegno territoriale della concorrenza, Milano 1999, p. 94 e sgg
10 J. Knowles, "Cecil's shopping centre", The Times Literary Supplement, 7 febbraio 1997
11 D. Calabi, Il mercato e la città, Venezia 1993
12 M. Nova, "Women, the City and Department Store", cap. 3 di P. Falk, C. Campbell, op. cit.
13 J. Hay, Popular Film Culture in Fascist Italy, Bloomington, 1987, dove di parla del film "Grandi magazzini" come legato alla cultura urbana di massa della "stracittà" opposta allo "strapaese". Nel 1928 nasce la Upim (Unico Prezzo Italiano Milano), grande-medio magazzino popolare filiazione de La Rinascente che era nata solo 10 anni prima. Il film di Camerini, Grandi Magazzini, sarà del 1938.
14 Sul ruolo determinante, a cavallo tra '8 e '900, di L. F. Baum, personaggio che si occupa professionalmente delle vetrine e però anche scrive nel 1900 la diffusissima storia del Mago di Oz e della sua Città degli Smeraldi luccicante e desiderata, ampiamente W. Leach, Land of Desire. Merchants, Power, and the Rise of a New American Culture, New York 1993, e gli accenni (trattando di vetrine e di manichini ) in H. Schwartz, The Culture of the Copy. Striking Likeness, Unreasonable Facsimiles, New York 1996
15 H. Pasdermadjian, Le Grand Magasin. Son origine - son évolution - son avenir, Paris 1949, citato da W. Schivelbusch, Storia dei viaggi in ferrovia, Torino 1988.
16 E. Zola, Au Bonheur des Dames (1883), Paris 1980, p. 300.
17 W. Leach, op.cit., p. 280.
18 T-K. Lehtonen, P. Mäenpää, "Shopping in the East Centre Mall", cap. 6 di Falk, C. Campbell, op.cit
19 Ch. Finch, Highways to Heaven. The AUTO Biography of America, New York 1992.
20 R. Wiedenhoeft, Cities for people, New York 1981, p. 177-79.
21 Questa l'ipotesi, relativa anche alle politiche governative francesi, avanzata da B. Marchand, Paris, histoire d'une ville (XIXe-XXe siècle), Paris 1993
22 "Questo è il Centro" (intendendo anche "questo è il centro città, questa è una intera città tutta per lo shopping, quindi cosa vai a fare in città?") significano i più svariati centri commerciali, dal Centro Torri di Parma degli anni '80 ( le 10 torri come "posti di guardia a presidiare simbolicamente le vie del commercio", diceva la pubblicità...) al CentrO di Oberhausen, al centro Bonola di Milano nel quartiere Gallaratese ("il cuore di Milano si sposta", recitava un cartello pubblicitario, fatto sparire pochi giorni dopo l'inaugurazione).
23 B. Mérenne-Schoumaker, La localisation des services, Paris 1996. Ho richiamato questo "ciclo di vita" già in M. Sernini, "I centri commerciali 10 anni dopo", Commercio n. 63, 1998.
24 "Kiss your mall goodbye", Time, 3 agosto 1998.
25 W. Burns, "Shoppping centers", in A. Whittick (ed.), Encyclopedia of urban planning, New York 1974
26 A. Heckscher, Open Spaces. The Life of American Cities, New York 1977.
27 C. Moughtin, Urban design: street and square, Butterwort-Heinemann, Oxford 1992
28 Sia nella versione baudeleriana resa celebre da W. Benjamin, sia in quella precedente, meno "consumistica" ma che poteva essere anch'essa urbana e non solo agreste, che ne dava in Germania nel 1802 il filosofo irrituale K.G. Schelle, L'art de se promener, Paris 1996.
29 I. Joseph, La ville sans qualités, La Tour d'Aigues 1998; R. Sennett, Flesh and Stone. The Body and the City in Western Civilization, London 1994
30 Si tratta della casa Haas del 1990 a Vienna, progettata da Hans Hollein: M. Müller, "The shopping arcade as a museum: on the strategy of postmodern aestheticization", in M. Speaks (editor), The critical landscape, Rotterdam 1996. Ma già negli anni '30 il futurista Depero annunciava che i disegnatori avrebbero dato agli industriali per i loro prodotti un tempio, un padiglione di luce, di cristallo, di metallo, di stoffe, un palazzo lucente..... Ovviamente si trattava allora del grande magazzino, non certo ancora del centro commerciale. E questo comunque non raggiunge da noi i livelli di lusso esotico di quelli americani.
31 E. Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione (1959), Bologna 1969, p.123
32 T. Hall, P. Hubbard, The entrepreneurial city. Geographies of politics. Regime and Representation, Chichester 1998.
33 Notizie in D. Calabi, Il mercato e la città, cit.
34 R. Secchi, L'architettura degli spazi commerciali, Roma 1991.
35 "The Death of Privacy", Time, 25 agosto 1997; M. Grunwald, "The Gradual Erosion of Private Sphere: 'Everything's Fair Game Now' ", International Herald Tribune, 15 settembre 1998; "The all-seeing eye", The Economist, 11 gennaio 1997. In epoca di controlli televisivi ovunque, anche se non proprio un Grande Fratello che sorveglia tutto ci sarebbero "tante piccole sorelle" (sorveglianza decentrata piuttosto che controllo centralizzato) secondo M. Castells, The Power of Identity, Oxford 1997, pag. 301, vol. II dell'opera The Information Age: Economy, society and culture.
36 Il tema si poneva del resto già almeno dieci anni addietro nel caso, solo in parte analogo perchè non legato alla proprietà privata di spazio fisico, dello strapotere dei privati che possiedono e gestiscono mezzi di informazione: cenni in M. Buoncristiano, Profili della tutela civile contro i poteri privati, Padova 1986
37 J. Holtz Kay, Asphalt Nation. How the Automobile Took Over America and How We Can Take It Back, Berkeley 1997.
38 Ch. Finch, Highways to Heaven, cit., p. 247
39 R. Fishman, "Re-Imagining Los Angeles", in M. J. Dear, H. E. Schockman, G. Hise (edited by), Rethinking Los Angeles, Thousand Oaks, 1996. V. anche altre proposte, eccessive nell' impostazione generale e urbanistica: M. Bernick, R. Cervero, Transit Villages in the 21st Century, New York 1997; D. Kelbaugh (editor), The Pedestrian Pocket Book . A New Suburban Design Strategy, New York 1989. Critico verso la dispersione angelena anche M. Davis, Ecology of Fear, New York 1998. Nell'ottica di uno sviluppo "sostenibile", e ansioso di utilizzare il patrimonio ideale delle "città giardino", sottolinea alcune proposte americane e le idee di recente pianificazione inglesi e olandesi miranti a sviluppare poli urbani entro corridoi di traffico serviti anche da mezzi pubblici il libro di P. Hall e C. Ward, Sociable Cities, Chichester 1998.
40 M. J. Griffin, Handbook of Human Vibration, London 1996, p. 286.
41 G. Giuliano, "Transporting Los Angeles", in M. J. Dear, H. E. Schockman, G. Hise (edited by), Rethinking Los Angeles, cit.
42 G. Dubois-Taine, Y. Chalas (dirigé par), La ville émergente, La Tour d'Aigues 1997.
43 OCDE, Managing urban change, Paris 1983, 2 voll
44 D. Calabi, Il mercato e la città, cit., introduzione.
45 Con minor presunzione di innovazioni lessicali e concettuali, l'evidenza americana dello sparpagliamento aveva preso già anni prima il nome di "paesaggio semi-urbano": J. W. Fonseca, "The semi-urban landscape", Landscape, vol. 21 n. 3, 1977.
46 M. Sernini, "Norme e discrezionalità nella pratica amministrativa", in A. Tutino ( a cura di), Metodi della pianificazione metodi della decisione, Roma 1985. Chi non è afflitto dalla necessità di giustificare le villettopoli degli ultimi decenni, sa che la dispersione insediativa, lo sprawl suburbano, si può direttamente connettere con la speculazione fondiaria che ad esso ha dato radicalmente forma: R. E. Parker, "Speculation" in W. van Vliet-- (edited by), The Encyclopedia of Housing, Thousand Oaks 1998.
47 G. Martinotti, Metropoli, Bologna 1993
48 M. Bilò, "Guerra ai conservatori", in A. Criconia (a cura di ), Figure della demolizione, Genova-Milano 1998.
49 "Salone, il restauro parte tra le polemiche", Il mattino di Padova, 7 maggio 1998.
50 P. Dauzier, Le marketing de l'apocalypse, Paris 1998, p. 44, a proposito di religione cultura e sport. L'autore, assai critico, vanta una pluridecennale esperienza di successo nel settore del marketing.
51 Sul tema ormai quasi vent'anni fa M. Sernini, "Rinascita o congelamento delle città?", Il nuovo cantiere, 1981.
52 Di contro, estremamente interessante è negli ultimi mesi la politica ufficiale dell'ente turistico spagnolo il quale, invece di esibire, come ha sempre fatto e come facciamo in Italia, i simboli mediterranei del paesaggio e degli antichi monumenti, vanta un'immagine del nuovo millennio facendo vedere a tutta pagina il nuovo del Museo di F. Gehry a Bilbao. E nella quieta e ricca Svizzera, in una cittadina turistica di grande pregio, brillante e datata come Lucerna, accanto alla stazione di Calatrava spunta oggi il nuovissimo Centro di arte e di Cultura del contemporaneo Jean Nouvel.
53 M. Sernini, "Catasto, finanza e politica del territorio", Urbanistica Informazioni n.159, 1998
54 J. Gehl, L.Gemzøe, Public Spaces Public Life, Copenhagen 1996
55 La nuova ecologia, settembre 1998.
56 G. Fabris, "Il futuro prossimo venturo dei punti vendita", L'uomo, gennaio 1993.
57 Diversamente opera il pianificatore nazionale olandese, per il quale, come sottolineano P. Hall e C. Ward, Sociable cities, citato, l'intervento edificatorio va svolto con priorità nelle zone urbane, poi nelle periferie tradizionali, poi nel territorio esterno. Ricordiamo che esistono in quel paese anche progetti di aumento della densità edificatoria, per esempio a Rotterdam: MVRDV, Farmax. Excursions on Density, Rotterdam 1998.
58 M. Sernini, "Urbanistica della separatezza/urbanistica della connessione", Archivio di studi urbani e regionali n. 59, 1997; intervista a M. Sernini in C. Caramel, "La città disfatta", Modo n. 190, luglio-agosto 1998. Tra vari altri lavori, da tempo, M. Sernini, La città disfatta, Milano 1988, 3a ed. 1994
59 D. Sibony, Violence, Paris 1998, p. 93. Sul possibile collegamento tra povertà e umiliazione A. Margalit, La società decente, Milano 1998. Tanto per tornare al tema del commercio, ricordiamo gli accenni che fa W. Leach, Land of Desire, cit., p. 63: per gli esclusi dal magnifico commercio moderno, "spaccare il vetro avrebbe potuto diventare facilmente un'azione di classe" ( in una splendida immagine ai primi del secolo già lo scrittore M. Proust dipingeva l'ammirazione e l'invidia degli esclusi, che si accontentavano per il momento di schiacciare il naso contro i vetri del grande albergo)
60 J. Womack, Futuro zero, Torino 1998.
61 P. Boucheron, Le pouvoir de batir. Urbanisme et politique édilitaire à Milan (XIVe-XVe siècles), Rome 1998.
62 C. Willis, Form follow finance, New York 1995
63 "Effetto città: la nuova centralità urbana", XXI secolo. Studi e ricerche della Fondazione Giovanni Agnelli, novembre 1989
64 M. Sernini, Milano. Una forma di città, Catanzaro 1998. Sulla "urbanità" J. Lévy, "La ville, concept géographique, objet politique", Le débat n. 92, 1996
65 N. Smith, The New Urban Frontier. Gentrification and the revanchist city, London 1996.
66 G. Broadbent, Emerging concepts in urban design space, London 1990.
67 M. Sernini, Terre sconfinate, Milano 1996, Introduzione.
68 J. Bouinot, B. Bermils, La gestion stratégique des villes entre competition et coopération, Paris 1995; J. Borja, M. Castells, Local y Global. La gestiòn de las ciudades en la era de la informaciòn, Madrid 1997; più rinunciataria verso un ruolo pubblico autonomo nelle azioni di negoziazione con gli interessi locali nel caso berlinese è H. Fassbinder, "New Dimensions in Planning", in J. Verwijnen, P. Lehtovuori, Managing urban change, Helsinki 1996. Su importanti elementi relativi all'interesse pubblico nella riforma del governo della grande Londra M. Sernini, "La proposta di ricostituzione del governo metropolitano londinese: torna la Grande Londra?", Il nuovo governo locale n. 3, 1997.
69 La "ristrutturazione" di un vecchio quartiere di San Francisco (Yerba Buena), per costruirvi un nuovo museo di Arte Moderna (Botta) e centri culturali e artistici sloggiando migliaia di vecchi abitanti, ha impegnato in lotte sociali di quartiere decine di anni di contrasto al progetto, e alla fine si è ottenuto di lasciare in zona una parte di abitanti diversamente dal previsto: M. Beazley, P. Loffman, B.Nevin, "Downtown redevelopment and community resistance", in N. Jewson, S. MacGregor (edited by), Transforming Cities. Contested Governance and New Spatial Divisions, London 1997.
70 E. J. Dionne Jr., "A 'Third Way' Is in Vogue on Both Sides of the Atlantic", International Herald Tribune, 11 agosto 1998. L'estremo oriente, per suo conto e di fronte alla gigantesca crisi recente, medita imprecisati cambiamenti.
71 Per es. C. Boyer, Cybercities, New York 1996; M. Castells, The Rise of the Network Society, Oxford 1996, cap. 6; S. Sassen, "Global Cities and Global Value Chains. A New Architecture of Centrality?", nel volume della mostra di Kassel, Politics-Poetics, Documenta X- The Book, Ostfildern-Ruit 1997. Vedi anche V. Picon-Lefebvre (direc.), Les espaces publics modernes, Paris 1997. Una lettura maggiormente perplessa di qualche anno prima su alcuni fenomeni sembra esservi anche in alcuni punti di S. Zukin, The Cultures of Cities, Oxford 1995.
72 Qualche velato suggerimento vi è del resto anche in chi diagnostica impietosamente il posturbano e ama il premoderno ma riconosce forse un qualche eccesso di peso in Europa del tema dell'eredità storica e crede nelle capacità degli architetti di trovare qualche strada verso quella che alcuni in Francia hanno chiamato la "terza città", non quella del passato antico nè quella fredda delle ipotesi della urbanistica moderna: F. Choay, "Le règne de l'urbain et la mort de la ville", nel volume della mostra del Centro Pompidou, J. Dethier, A. Guiheux (direction de), La ville, art et architecture en Europe, 1870-1993, Paris 1994; F. Choay, Prefazione all'edizione francese di un famoso saggio del 1964 di M. M. Webber, L'urbain sans lieu ni bornes, La Tour d'Aigues 1996; F. Choay, "De la démolition", ( qui utile per il tema del cambiamento che solo mantiene viva la città) nel volume curato da B. Fortier, Métamorphoses parisiennes, Paris-Liège 1996; O. Mongin, Vers la troisième ville?, Paris 1995.
73 P. Falk, C. Campbell (edited by), The Shopping Experience, London 1997, p. 12.
74 T. Hall, P. Hubbard, The entrepreneurial city. Geographies of politics. Regime and Representation, cit., p.1.
75 B. R. Barber, "Culture McWorld contre démocratie", Le Monde Diplomatique, agosto 1998. Naturalmente si possono richiamare qui per ulteriori chiarimenti i due lavori di G. Ritzer, The McDonaldization of Society, Thousand Oaks 1993 (tradotto solo di recente in italiano), e The McDonaldization Thesis, London 1998
76 C. Greed, M. Roberts (edited by), Introducing Urban Design: Interventions and Responses, Harlow 1998, p.174
77 L'organizzazione per poli dell'insediamento disperso può essere benefica, come quando viene tentata in quella che viene chiamato il "laboratorio della polarizzazione", Los Angeles, e può essere distruttiva se si applica a danno della città compatta esistente
78 Si tratta comunque di un tipo di previsioni assai delicato. Ricordiamo che le esperienze dei quartieri popolari in materia non sono esaltanti. Il nostro legislatore già trent'anni fa prevedeva tra le opere di urbanizzazione primaria i parcheggi, ma lasciava le strutture commerciali tra le opere di urbanizzazione secondaria. Spesso i negozi in zone così isolate e con un numero di abitanti limitato e bassi redditi non trovano conveniente aprire l'attività. Anche qui, il rimedio non è tecnico, sarebbe possibile soltanto con una organizzazione di tipo urbano anzichè suburbano separato. Motivo in più per preferire la città a forme minori e falsamente "autosufficienti": il commercio sarà troppo poco, oppure l'offerta sarà sovradimensionata con un centro commerciale che opera fuori di confini del quartiere.
79 Al confine del comune di Milano con Corsico è sorta dal nulla una specie di cittadella bancaria con tre giganteschi e modernissimi edifici per gli uffici di tre grandi banche nazionali e per un grande albergo tra i campi, senza che se ne sentisse parlare, e pur esistendo in tutt'altre zone della città o nei comuni contermini più di una zona "direzionale". Non si sa dove sia il piano, si capisce la convenienza economica degli investimenti, non si conoscono le valutazioni eventuali fatte dalla città in materia di espansione e svuotamento tra loro collegati e in materia di sviluppo futuro dell'intorno territoriale di questi nuovi insediamenti.
80 V. Cerulli Irelli, Proprietà pubblica e diritti collettivi, Padova 1983
81 Concetto elastico ma non insussistente, secondo S. Rodotà, Il terribile diritto. Studi sulla proprietà privata, Bologna 1990. Questo autore chiude ( p. 455) ricordando che, anche in tempi di pensiero debole, il giurista è condannato ad un pensiero forte. Va ricordato infine che, a fronte della facili formulette del diritto del proprietario di "usare e abusare", si è in realtà sempre discusso da secoli sulle limitazioni del diritto di proprietà