| Inoltre la distrazione non era giustificabile, perchè gli architetti ampiamente conoscevano il tema progettando i centri commerciali integrati e riprogettando i più vari tipi di negozi e di supermercati, sicchè per vicinanza di disciplina e di professione gli urbanisti dovevano accorgersi delle novità che maturavano nel settore, e della loro portata urbana e urbanistica. Infine qualche avvertimento sull'importanza, dopo le norme del 1987, dei nuovi centri commerciali e del loro impatto sull'organizzazione del territorio, era venuto da qualche studio in materia (2). Ma già la legge del 1971, all'art. 27, si preoccupava, a proposito dei centri commerciali, di quei punti di vendita che "per dimensione e collocazione geografica sono destinati a servire vaste aree di attrazione eccedenti il territorio comunale". Formulazione eloquente che avrebbe quantomeno dovuto mettere sull'avviso, oltre ai pianificatori urbani, anche quelli territoriali, e cioè tanto la pianificazione territoriale che la pianificazione urbanistica. Entrambe se vogliamo stare alla distinzione di comodo che proprio in quegli anni '70 si andava fisssando in ambienti politici e accademici tra chi si sarebbe dovuto occupare della città e chi si sarebbe dovuto occupare del territorio coinvolte dalle nuove strutture che cominciavano allora ad essere proposte, e che erano destinate ad avere un impatto urbano e territoriale insieme. | |