| 1 |
Come in Ch. W. Thomsen, Sensuous
Architecture. The Art of Erotic Building, Prestel, Munich-New York 1998 |
| 2 |
Richiami ad Aristotele, Organon (Opere,
vol. 1, Laterza, Roma-Bari 1984, p. 7 e 16; "gli enti sono in un dove", lo
spazio "contiene", sono spiegazioni che Aristotele dà nella Fisica, Opere, vol.
3, Laterza, Roma-Bari 1995, p. 73 e 80) vengono fatti da E. S. Casey, The Fate of Place. A
Philosophical History, University of California Press, Berkeley 1997, cap. 3. Lo stesso
autore, nel cap. 12, sottolinea che anche chi tende a dare al concetto di estensione un
connotato imperialistico che il semplice spazio non avrebbe ( G. Deleuze, F. Guattari,
Mille Plateaux, Minuit, Paris 1980 ), non disdegna poi di ricorrere al concetto di
extensio quando si ha a che fare col movimento e col superamento fisico delle distanze
reali. E infatti nel "Trattato di nomadologia" Deleuze e Guattari (op. cit. p.
473) fanno espresso riferimento al movimento qualificandolo come estensivo, come carattere
di un corpo "che va da un punto ad un altro" (a differenza della velocità, che
è intensiva, riguardando la proprietà assoluta in sè di un corpo nello spazio
indifferenziato). Poichè il movimento da un punto all'altro, lo spostamento, è per
Aristotele la forma più generale di cambiamento, non sarebbe azzardato supporre che anche
Aristotele dia per implicito che nella nozione di spazio e nello studio della categorie di
luogo sia compresa l'estensione ( fosse pure "tecnicamente" una finta
estensione, un vuoto tra uno spazio e l'altro), studiata ed evidenziata successivamente da
altri filosofi. Nel sapere medievale lo spazio è appunto un vuoto da riempire con luoghi
o siti, luogo e spazio nell'interpretazione di S. Tommaso d'Aquino si confondono, spazio
rimane nozione colta e poco usata, ed è il luogo concreto ad essere visto come
contenitore: P. Zumthor, La misura del mondo. La rappresentazione dello spazio nel Medio
Evo, il Mulino, Bologna 1995. |
| 3 |
R. Descartes, Les principes de la
philosophie, II parte, 4, 9, 10, 13, 14 ( 1644), in Oeuvres et lettres, Gallimard, Paris
1953, p. 613; inoltre R. Descartes, Règles pour la direction de l'esprit (postumo, 1701),
Regola 14, ivi, p. 97. Si veda sempre Casey, op. cit., cap. 7. |
| 4 |
S. Lash, J. Urry, Economies of Signs and
Space, Sage, London 1994. Per altri, invece, seguendo le filosofie del novecento, lo
spazio non misura più l'esistente, in una descrizione dello sfrittellamento territoriale
americano visto come universale e che assume al solito come dogma la fine della città
nell'epoca contemporanea: R. Masiero, "Sprawl, atteggiamento scomposto, sobborgo
caotico, città futura estesa da Boston ad Atlanta", Paradosso, n. 1 nuova serie,
1996; per il futuro, non sarebbe importante il piano nè la prassi, ogni sforzo sarebbe
per l' episteme, solo scienza e metodo e pensiero per rendersi conto dell'epocale
mutamento totale, che, secondo i predicatori decostruttivisti, imporrebbe all'architetto
di trovare nuove forme a quello adatte. In realtà, neppure l'architettura più
autoreferente e prestigiosa può liberarsi della presenza dei corpi e dunque dalla realtà
fisica con le richieste del quotidiano: C. C. Davidson (edited by), Anybody, MIT Press,
Cambridge, Mass. 1997 |
| 5 |
P. Virilio, Cybermonde la politique du
pire, Textuel, Paris 1996 |
| 6 |
M. Sernini, "Agglomerato",
Millepiani n. 10, 1997 |
| 7 |
Come crede di poter fare Leon Krier
creando oggi nel Dorchester il piano per una comunità del 21esimo secolo nel fare la
copia di una cittadina del '700 per 5.000 persone: W. Hoge, "Welcome to Charleyville,
a Princely Living Plan", International Herald Tribune, 18 giugno 1998. |
| 8 |
Cfr. l'ampia trattazione di H. Schwartz,
The Culture of the Copy: Striking Likeness, Unreasonable Facsimiles, Zone Books, New York
1996 (design: Bruce Mau). V. anche G. Deleuze, "Le potenze del falso", cap.VI de
L'immagine-tempo, Ubulibri, Milano 1989. Il fatto che gli architetti preferiscano uno
stile (per esempio: una villetta moderna) e i non architetti preferiscano uno stile
diverso e copiato (per es. un cottage in stile falso Tudor: le due immagini affiancate in
J. L. Nasar, The Evaluative Image of the City, Sage, Thousand Oaks 1998) complica ma non
risolve la problematica del falso: sia perchè anche molti architetti, vinti
dall'inautenticità o incuranti di essa, o leziosi, o intimiditi dalle difficoltà di
ricercare lo stile dell'epoca, preferiscono o suggeriscono il falso e il vernacolare; sia
perchè i desideri e le preferenze del pubblico possono essere largamente influenzati da
chi diffonde immagini nei media, o anche solo da una visione del mondo fatta di
rassicuranti cartoline. Sul falso e il decorativo di ambienti pseudo urbani che possono
essere a Williamsbourg come a Celebration v. accenni in M. Sernini, "La torta di mele
e i buchi neri", Millepiani, n. 7, 1996. |
| 9 |
J. Lévy, "La ville, concept
géographique, objet politique", Le débat, n.92, 1996 Sul tema ampiamente anche
O.Mongin, Vers la troisième ville?, Hachette, Paris 1995; sulla potenzialità di
interazioni non previste garantita dalla città, A. Bagnasco, Fatti sociali formati nello
spazio, Angeli, Milano 1994. Probabilmente per evitare il senso antico e ristretto di
urbanità, quello del salotto o della bomboniera, per progetti come quello cinese di R.
Koolhaas e B. Mau alla mostra di Kassel si usa la formula "condizione urbana libera
da urbanità": Politics-Poetics documenta X- the book, Cantz Verlag, Ostfildern-Ruit
1997, p. 556 sgg. Sulla "terza città" si veda anche B. Fortier-I. Rota, Amate
città, Electa. Milano 1995. |
| 10 |
Sulla foresta e sul notissimo isolamento
anche abitativo dei popoli germanici ora S. Schama, Landscape and Memory, Knopf, New York
1995, cap. 2. Sulla relativamente recente nozione di città nei popoli dell'estremo nord
europeo, la cui lingua registra l'esistenza delle città solo dopo che nei primi commerci
col Baltico e con la Russia si sentiva parlare di città come Gerusalemme e
Costantinopoli, R. Boyer, "Jorsalaborg, Romaborg, Miklagardr", in D. Poirion (a
cura di), Jerusalem, Rome, Constantinople. L'image et le mythe de la ville au Moyen Age,
Presses de l'Université de Paris-Sorbonne, Paris 1986. Quanto all'America dei primi '800,
quando ancora non erano cresciute le città atlantiche piene i migranti europei abituati
alla città, e il simbolo era l'uomo di frontiera che marcia ad ovest, v. la letteratura
dell'epoca: un pioniere di 92 anni migra verso ovest "perchè riteneva che una
densità di dieci abitanti per miglio quadrato fosse spiacevolmente oppressiva!": J.
Fenimore Cooper, La prateria (1827), Frassinelli 1997. Non è chiaro perchè debbano
valere ovunque e per ogni cultura le regole dell'urbanistica moderna elaborate
principalmente a nord delle Alpi o in America. Sono note le critiche di Bottoni negli anni
'50 e di Giovannoni negli anni '30 alla trasferibilità dell'urbanistica internazionale in
Italia. |
| 11 |
Sui vuoti urbani (l'esempio è
soprattutto di Berlino) si intrattiene volentieri W. Wenders con H. Kolhoff,
"Conversazione sulla città", Archivio di studi urbani e regionali n. 35, 1989 (
v. anche M. Sernini, "La città smorta e il tenente Colombo", ivi), ma sono
appunto vuoti dentro la città, non estensioni di chilometri tra un punto e l'altro del
territorio come amano alcuni apostoli della non-città. Su Wenders ( notevole soprattutto
prima di "Lisbon Story") vedi ora P. F. Colusso, Wim Wenders. paesaggi luoghi
città, Testo & Immagine, Torino 1998. |
| 12 |
J-L. Marion, L'idole et la distance,
Grasset, Paris 1977 |
| 13 |
C. M. Deasy, Th. Lasswell, Designing
places for people. A Handbook on Human Behavior for Architects, Designers, and Facility
Managers, Whitney Library of Design, New York 1985 |
| 14 |
R. Sennett, Flesh and Stone. The Body and
the City in Western Civilization, Faber and faber, London 1994. Notiamo che
nell'introduzione Sennett, che aveva lavorato sul tema con Foucault, sottolinea, cosa del
resto nota a chi seguiva i lavori di Foucault negli ultimi anni, che egli aveva
abbandonato "una certa paranoia" circa il tema del controllo. Rileva
positivamente la svolta "umanistica" degli ultimi anni di Foucault anche M.
Lilla, "The Politics of Jacques Derrida", The New York Review of Books, 25
giugno 1998. Ampie critiche a Foucault in R. Boudon, L'idéologie ou l'origine des idées
reçues, Fayard, Paris 1986 |
| 15 |
A. Berthoz, Le sens du mouvement, Jacob,
Paris 1997, p. 278 e tutto il cap. 14 |
| 16 |
M. Zaoui, "Vertigo", autrement,
serie mutations n. 104, 1989, sul tema Obsession sécurité. |
| 17 |
M. Guillaume, Eloge du désordre,
Gallimard, Parigi 1978 |
| 18 |
I. Billard, "Béton
d'angoisse", autrement, cit. Già negli anni '50 Guy Debord attribuiva
all'urbanistica la triste cartteristica di "rendere tangibile l'alienazione",
come riporta S. Sadler, The situationist city, MIT Press, Cambridge, Mass. 1998. Parlava
di vere e proprie "zone di disorientamento" S. Rimpert, Les paysages urbains,
Colin, Paris 1973 |
| 19 |
C, Julien, "La peur et
l'ordre", Le Monde diplomatique, maggio 1986. Erano anni in cui si diffondevano
dispositivi anti-panico e anti-intusione. Oggi come allora e in vari paesi l'ossessione
della sicurezza utilizza il tema dell'immigrazione extracomunitaria. |
| 20 |
M. Sernini, La città disfatta, Angeli,
Milano 1988, 3a ed. 1994, cap. 9 par. 4. |
| 21 |
Ricordiamo una vecchia pubblicità nelle
gallerie della metropolitana milanese: una casalinga in vestaglia presenta un gelato con
la frase "corri a casa a perdifiato che ti aspetta un bel gelato". |
| 22 |
S. Moscovici, "La crainte du
contact", Communications, n. 57, 1993, numero monografico sul tema Peurs. Altrettanto
deprimente sembrerebbe, per le giovani generazioni, l'esattezza: Intervista a Kean Etro,
("Inno all'entropia"), Count-down, n. -5, dicembre 1997 |
| 23 |
M. Seem, J. Parkin, " 'Mental
Health', Normalization and Resistance", State and Mind, autunno 1977 |
| 24 |
Per il carcerario americano oggi: L.
Wacquant, "De l'état social à l'état carcéral. L'emprisonnement des 'classes
dangereuses' aux Etats-Unis", Le Monde Diplomatique, luglio 1998. |
| 25 |
Splendido il quadro che dà in proposito
per le città dell'America Latina J. L. Romero, Le città e le idee- Storia urbana del
Nuovo Mondo, Guida, Napoli 1989 |
| 26 |
D. Valbelle, Histoire de l'Etat
pharaonique, Puf, Paris 1998, p. 31 |
| 27 |
M. Sernini, "L'amministrazione
urbanistica come forma di controllo sociale", Amministrare, 1975, poi ultimo capitolo
dell'ediz. 2a de Il governo del territorio, Angeli, Milano 1977; alcuni problemi relativi
alla pianificazione urbanistica come regolazione sociale vengono trattati da L. Mazza,
"Il progetto incompleto", Relazione alla Conferenza internazionale
"Recuperare la città", Torino dicembre 1996. |
| 28 |
S.Moroni, Etica e territorio. Prospettive
di filosofia politica per la pianificazione territoriale, Angeli, Milano 1997. |
| 29 |
S. Campbell, S. Feinstein,
"Introduction: The Structure and Debates of Planning Theory", nel vol. a cura
degli stessi, Readings in Planning Theory, Blackwell, Oxford 1996, p. 1. |
| 30 |
J. Friedmann, "The New Political
Economy of Planning: The Rise of Civil Society", nel vol. a cura di M. Douglass e J.
Friedmann, Cities for Citizens, Wiley, Chichester 1998. |
| 31 |
Spunti in S. Zukin, Landscapes of Power,
University of California Press, Berkeley 1991, rist. 1993. Il fenomeno è così vistoso e
pone tali problemi che la stessa autrice accenna in un'opera successiva a qualche critica
e a qualche perplessità: S. Zukin, The Cultures of Cities, Blackwell, Cambridge, Mass.
1995. Naturalmente, essendo il luogo una nozione culturale ( D. Lawrence,
"Place", in T. Barfield (edited by), The Dictionary of Anthropology, Blackwell,
Oxford 1997), quando il luogo diventa disneyanamente una merce è governato dalle
"leggi" della cultura dell'epoca, il consumo e il mercato. Le recenti parziali
sovrapposizioni tra sociologia e geografia sono benvenute come filone di ricerca ( J.
Urry, "Sociology and Geography", in R, Peet, N. Thrift, New models in Geography.
The political-economy perspective, Unwin Hyman, London 1989, vol. II). Ma una sociologia
critica non può "limitarsi semplicemente a descrivere le regolarità che possono
essere riscontrate all'interno della società": N. Luhmann, Sociologia del rischio,
Bruno Mondadori Milano 1996. |
| 32 |
E. McKenzie, Privatopia, Yale University
Press, New Haven 1994; A. Petrillo, "L'insicurezza urbana in America", Aut aut,
1996. Notissimo poi è il testo dell'urbanologo ex-camionista angeleno M. Davis, City of
quartz (1990), Vintage, London 1992. Forse si potrebbe applicare a certo disinvolto
sociologismo american-tipico presente in Italia su questo fenomeno - come anche a molti
campi delle scienze umane oggi - l'appellativo di subcultura, ormai anche accademica e non
solo giornalistica, che viene giustamente usato, a proposito del termine
"glocale", da G. Martinotti nella Prefazione all'edizione italiana di S. Sassen,
Città globali, Utet, Torino 1997 |
| 33 |
N. Ellin (ed.), Architecture of fear,
Princeton Architectural Press, New York 1997. Su quanto le forme di esclusione siano
umilianti v. A. Margalit, La società decente, Guerini, Milano 1998. |
| 34 |
V. Gregotti, La città visibile, Einaudi,
Torino 1993. Cenni critici in M. Sernini, "Tempi delle poetiche spaziali, tempi del
sociale quotidiano, e loro riflessi sulle attività urbanistiche", Archivio di studi
urbani e regionali, n. 46, 1993 |
| 35 |
V. Gregotti, "Company Town:
Provision and Separation. An Open Letter to Giorgio Agamben", Rassegna, n. 70, 1997.
Più interessante e critico F. Bucci, "Territoires of Surveillance", ivi. |
| 36 |
A. Mcintosh, Towns and Cities. Competing
for survival, E & FN Spon, London 1997, fanatico per le bomboniere urbane; molto più
critico N. Smith, The new urban Frontier. Gentrification and the revanchist city,
Routledge, London 1996. La gentrification a New York assume di recente aspetti nuovi, e
che esigeranno sempre più "sicurezza": si vendono come residenze costosissime
gli appartamenti dei grattacieli un tempo adibiti ad uffici. A Milano per ora si svuota e
basta, anche vicino alla Galleria, senza neppure temere un effetto Detroit. |
| 37 |
B. Harden, "An Iron-Fisted, Petulant
Quest for the Ideal", International Herald Tribune, 24 marzo 1998. I sindaci tedeschi
e italiani che intendono imitare quello di New York dovrebbero fare attenzione al calo di
popolarità di quest'ultimo, il 10% in quattro mesi: "New York è stanca di 'Hitler'
Giuliani", La Repubblica, 2 luglio 1998. |
| 38 |
Per l'Inghilterra M. Pacione (edited by),
Britain's cities. Geographies of division in urban Britain, Routledge, London 1997 |
| 39 |
M. Sernini, "Urbanistica della
separatezza/urbanistica della connessione", Archivio di studi urbani e regionali n.
59, 1997. V. inoltre I. Borden, " The people's architect (not), Blueprint, n. 146,
gennaio 1998; C. Caramel, "La città disfatta", Modo, n. 190, giugno-luglio
1998. |
| 40 |
M. Sernini, La città disfatta, Angeli,
Milano 1988, 3a ed. 1994 |
| 41 |
Non si vede come la nozione di comodità
possa essere sconveniente; già nel 1885 si qualificavano come "confortevoli" i
trasporti pubblici parigini: C. Studeny, L'invention de la vitesse, Gallimard Paris 1995. |
| 42 |
R. Koolhaas, B. Mau, S, M, L, XL, 010,
Rotterdam 1995 |
| 43 |
E' del 1993 M. Sernini, "Tempi delle
poetiche spaziali, tempi del sociale quotidiano..." ecc., citato. Sia sul tema dell'
infrastrutturazione ( suggerimenti anche in O. M. Ungers, S. Vieths, La città dialettica,
Skira, Milano 1997) che su quello del futuro che conviene lasciar sviluppare anzichè
pianificare anzitempo, si veda un filosofo dell'architettura che riprende, sia pur
cautamente e in forma interrogativa, Koolhaas: J. Rajchman, Constructions, MIT Press,
Cambridge, Mass., 1998, cap. 7, Future Cities. |
| 44 |
Molte immagini ed elaborazioni sono
raccolte nella pubblicazione INU-Ministero Lavori Pubblici, La sfida delle città eropee,
INU, Roma 1997, 2 voll. Incredulo sulle modificazioni che già 10 anni fa si poteva
prevedere venissero apportate dai fenomeni sociali recenti sull'assetto delle vecchie
città europee è V. Gregotti, "La città europea oggi", in L. Benevolo e altri
(a cura di), Principii e forme della città, Scheiwiller-Credito Italiano, Milano 1993.
Quanto quello delle città europee sia oggi un problema di gestione o governance, e dunque
non solo di piano e di conservazione, appare in A. Bagnasco, P. Le Galès (direction de),
Villes en Europe, La Découverte, Paris 1997. |
| 45 |
S. Sadler, The situationist city, MIT
Press, Cambridge, Mass. 1998. Insieme alle immagini di Naked city o di New Babylon,
potremmo tuttavia accordare un qualche rilievo agli autonomi tentativi - pur
insoddisfacenti - di nuove geometrie di Toulouse Le Mirail nel 1962 o di Terni nel
1970-75. |
| 46 |
Preferibili alle un poco estenuate
visioni del quotidiano di M. De Certeau, molto di moda, sarebbero le analisi della
quotidianità operate allora da H. Lefebvre, secondo E. W. Soja, Thirdspace. Journey to
Los Angeles and other real-and-imagined places, Blackwell, Oxford 1996 |
| 47 |
R, Peet, N. Thrift, " Political
economy and human geography", in R. Peet, N. Thrift, New Models in Geography, citato.
Di N. Thrift v, poi ampiamente Spatial Formations, Sage, London 1996 |
| 48 |
Blueprint, gennaio 1998. |
| 49 |
A. Picon, La ville territoire des
cyborgs, Les Editions de l'Imprimeur, Besançon, 1998 |
| 50 |
E' del 1966 il lavoro, poi ripubblicato
come oggetto di culto, di G. Debord, Le déclin et la chute de l'economie
spectaculaire-marchande, J.J. Pauvert-Les belles lettres, Paris 1993. I centri commerciali
di nuovo tipo, costruiti all'inizio nella totale disattenzione degli urbanisti, sono
studiati prima che diventassero un mito in M. Sernini, "I centri commerciali
integrati in Italia. Quando il developer diventa urbanista", Archivio di studi urbani
e regionali n.33, 1988. Il tema preoccupa persino gli studiosi di economia, per es. quando
registrano la possibile desertificazione del centro storico e la caduta quindi del valore
dell'area centrale: P. Bertozzi,, M. Viganò, "L'impatto economico e territoriale dei
centri commerciali: una proposta metodologica", Commercio, n. 58, 1996. I geografi
sottolineano che in Europa i governi pensano alla competitività in generale, ma gli
amministratori locali sono attenti alle richieste delle categorie e dei consumatori: J.
Dawson, S. Burt, "European Retailing: dynamics, restructuring and development
issues", cap. 9 di Pinder, D.(ed), The New Europe. Economy, society and environment,
Wiley, Chicester 1998. |
| 51 |
Per l'islam Ibn Khaldun, Discours sur
l'histoire universelle (circa 1380), Sindbad, Actes Sud, Arles 1997, cap. IV sulla
civiltà sedentaria; per il medioevo P. Zumthor, La misura del mondo, cit.; B. Geremek,
Uomini senza padrone, Einaudi, Torino 1992; tutte ispirazioni delle filosofie del pensiero
nomade, dello spirito nomade, e dell'avventura. |
| 52 |
Al massimo potremmo adattare al caso la
formula di R, Pierantoni, Verità a bassissima definizione, Einaudi, Torino 1998, p. 182:
"l'importante è non opporsi al tempo e, simultaneamente, adottare le trame di
sopravvivenza delle forme che ci circondano e che quindi sono sopravvissute". Più
volte negli ultimi 15 anni ho usato a proposito del controllo della società sulla
tecnologia una formula: si tratta non di rallentare un fenomeno, ma almeno di non
accelerarlo. Formula non dissimile, anche se meno elegante, e sempre di una ragionevolezza
di governo anzichè di una insensatezza da esaltazione teorica, di quella del generale
austriaco davanti alla inevitabile decadenza di Milano dopo Napoleone: "tutto quello
che io posso è cercare che decada adagio" (riportata in M. Sernini, Milano. Una
forma di città, Rubbettino, Catanzaro 1998). Lontana da ogni atteggiamento
donchisciottesco, una propensione critica sui temi tecnologico-territoriali porterà, sul
singolo progetto, a tentare di introdurre - se vogliamo, riformisticamente, e dove risulti
fattibile - qualche elemento formale e fisico di modificazione o di non accelerazione
della tendenza "dominante". Invece, per chi è interessato solo alla filosofia,
piano e prassi sono inutili: R. Masiero, cit. |
| 53 |
A. Picon, La ville territoire des
cyborgs, cit. Del pari estetica, tra le molte, la resa poetica di A.Sompairac, "La
route, la nuit", Les Cahiers de médiologie, n. 2, 1996. Vedi anche il libro
fotografico di J. Brouws, B. Polster, Ph. Patton, Highway. America's Endless Dream,
Stewart, Tabori & Chang, New York 1997. Non manca chi vedendo i difetti della città e
del suburbio spera nell'exurbia, notando che molti abitanti accettano volentieri lo stile
di vita del posturbano ( B. Préel, "L'après-ville", In T. Paquot (direction
de), Le monde des villes. Panorama urbain de la planète, Complexe, Bruxelles 1996). E
infatti il centro commerciale, che all'inizio "imita" poveramente la città,
viene alla fine imitato dal centro città che cerca di adeguarsi ai gusti creatisi
(forzatamente, o per propaganda, o per convenienze negli acquisti e nell'uso dell'auto)
negli ultimi anni. Ma i ragionamenti in materia sono ancora aperti. |
| 54 |
Ho già accennato a ciò in M. Sernini,
Terre sconfinate, Angeli, Milano 1996, p.20-21. |
| 55 |
T. Angotti, Metropolis 2000. Planning,
poverty and politics, Routledge, New York 1993. Sul punto anche M. Sernini, "Nominare
metropoli, immaginare cyburbia, nella città consistente", Territorio n. 17, 1994 |
| 56 |
M. Sernini, "La telematica e le
'città virtuali' ", Se.Scienza esperienza, 1983. Che la tecnologia non determini da
sola i risultati delle sviluppo localizzativo e regionale è un assunto ragionevole quanto
trascurato, su cui E. Schoenberger, " New models of regional change", in R.
Peet, N. Thrift, New Models in Geography, cit., vol. I. Si aggiungano le cautele che a
proposito di esaltazione delle tecnologie ( oltre che di fantascienza e di filosofia)
raccomanda C. Boyer, Cybercities, Princeton University Press, New York 1996 |
| 57 |
C. M. Howett, "Where the One-Eyed
Man Is King: The Tyranny of Visual and Formalist Values in Evaluating Landscapes", in
P. Groth, T. W. Bressi (edited by), Understanding Ordinary Landscapes, Yale University
Press, New Haven 1997 |
| 58 |
Per es. criticano le tesi di Corboz,
architetto svizzero, J_J.Treuttel e altri, "Remembrement-Démembrement", nel
volume diretto da V. Picon-Lefebvre, Les espaces publics modernes, Le Moniteur, Paris
1997. |
| 59 |
Distingue tra radicalismo moderno,
postmodernismo radicale (la "condizione postmoderna", studiata prevalentemente
da Lyotard, la meno citata ma la più importante), e postmodernismo strategico ( di
adattamento alle esigenze del sistema di potere economico) C. Lemert, Postmodernism Is Not
What You Think, Blackwell, Oxford 1997. Si veda anche M. Lilla, "The Politics of
Jacques Derrida", The New York Review of Books, 25 giugno 1998; H. Putnam, Rinnovare
la filosofia, (1992) Garzanti, Milano 1998. |
| 60 |
Questa la definizione del
"diffuso" americano in R. Fishman, Bourgeois Utopias. The Rise and Fall of
Suburbia, Basic Books, New York 1987, ultimo capitolo. |
| 61 |
R. Fishman, "Re-Imagining Los
Angeles", in M. J. Dear, H. E. Schockman, G. Hise (edited by), Rethinking Los
Angeles, Sage, Thousand Oaks, 1996, ultimo capitolo. |
| 62 |
G. Giuliano, "Transporting Los
Angeles", in op. ult. cit. Tra i problemi automobilistici, oltre all'inquinamento e
alla congestione, vi è l'inacccessibilità per tutti coloro che non possono usare l'auto.
Gli ultrasessantenni non sono immuni da disturbi derivanti dalla locomozione a motore: M.
J. Griffin, Handbook of Human Vibration, Academic Press, London 1996, p. 286. Casi di
politiche di trasporto dove si è tenuto conto della situazione di fasce deboli della
società si trovano in S. Moroni, Etica e territorio, cit. |
| 63 |
Per es. C. Boyer, Cibercities, cit.; P.
Landauer, "Paysages sous surveillance", nel volume diretto da V. Picon-Lefebvre,
Les espaces publics modernes, Le Moniteur, Paris 1997; R. Schoonbrodt, "Current and
Future Meanings of the European City", European Conference on Urban Innovations-
Seville, 6-8 October 1993, Luxembourg 1994; M. Castells, The Information Age- vol.I, The
Rise of the Network Society, Blackwell, Oxford 1996; J. Borja, M. Castells, Local y
global. La gestiòn de las ciudades en la era de la informaciòn, Taurus, Madrid 1997. |