1 Come in Ch. W. Thomsen, Sensuous Architecture. The Art of Erotic Building, Prestel, Munich-New York 1998
2 Richiami ad Aristotele, Organon (Opere, vol. 1, Laterza, Roma-Bari 1984, p. 7 e 16; "gli enti sono in un dove", lo spazio "contiene", sono spiegazioni che Aristotele dà nella Fisica, Opere, vol. 3, Laterza, Roma-Bari 1995, p. 73 e 80) vengono fatti da E. S. Casey, The Fate of Place. A Philosophical History, University of California Press, Berkeley 1997, cap. 3. Lo stesso autore, nel cap. 12, sottolinea che anche chi tende a dare al concetto di estensione un connotato imperialistico che il semplice spazio non avrebbe ( G. Deleuze, F. Guattari, Mille Plateaux, Minuit, Paris 1980 ), non disdegna poi di ricorrere al concetto di extensio quando si ha a che fare col movimento e col superamento fisico delle distanze reali. E infatti nel "Trattato di nomadologia" Deleuze e Guattari (op. cit. p. 473) fanno espresso riferimento al movimento qualificandolo come estensivo, come carattere di un corpo "che va da un punto ad un altro" (a differenza della velocità, che è intensiva, riguardando la proprietà assoluta in sè di un corpo nello spazio indifferenziato). Poichè il movimento da un punto all'altro, lo spostamento, è per Aristotele la forma più generale di cambiamento, non sarebbe azzardato supporre che anche Aristotele dia per implicito che nella nozione di spazio e nello studio della categorie di luogo sia compresa l'estensione ( fosse pure "tecnicamente" una finta estensione, un vuoto tra uno spazio e l'altro), studiata ed evidenziata successivamente da altri filosofi. Nel sapere medievale lo spazio è appunto un vuoto da riempire con luoghi o siti, luogo e spazio nell'interpretazione di S. Tommaso d'Aquino si confondono, spazio rimane nozione colta e poco usata, ed è il luogo concreto ad essere visto come contenitore: P. Zumthor, La misura del mondo. La rappresentazione dello spazio nel Medio Evo, il Mulino, Bologna 1995.
3 R. Descartes, Les principes de la philosophie, II parte, 4, 9, 10, 13, 14 ( 1644), in Oeuvres et lettres, Gallimard, Paris 1953, p. 613; inoltre R. Descartes, Règles pour la direction de l'esprit (postumo, 1701), Regola 14, ivi, p. 97. Si veda sempre Casey, op. cit., cap. 7.
4 S. Lash, J. Urry, Economies of Signs and Space, Sage, London 1994. Per altri, invece, seguendo le filosofie del novecento, lo spazio non misura più l'esistente, in una descrizione dello sfrittellamento territoriale americano visto come universale e che assume al solito come dogma la fine della città nell'epoca contemporanea: R. Masiero, "Sprawl, atteggiamento scomposto, sobborgo caotico, città futura estesa da Boston ad Atlanta", Paradosso, n. 1 nuova serie, 1996; per il futuro, non sarebbe importante il piano nè la prassi, ogni sforzo sarebbe per l' episteme, solo scienza e metodo e pensiero per rendersi conto dell'epocale mutamento totale, che, secondo i predicatori decostruttivisti, imporrebbe all'architetto di trovare nuove forme a quello adatte. In realtà, neppure l'architettura più autoreferente e prestigiosa può liberarsi della presenza dei corpi e dunque dalla realtà fisica con le richieste del quotidiano: C. C. Davidson (edited by), Anybody, MIT Press, Cambridge, Mass. 1997
5 P. Virilio, Cybermonde la politique du pire, Textuel, Paris 1996
6 M. Sernini, "Agglomerato", Millepiani n. 10, 1997
7 Come crede di poter fare Leon Krier creando oggi nel Dorchester il piano per una comunità del 21esimo secolo nel fare la copia di una cittadina del '700 per 5.000 persone: W. Hoge, "Welcome to Charleyville, a Princely Living Plan", International Herald Tribune, 18 giugno 1998.
8 Cfr. l'ampia trattazione di H. Schwartz, The Culture of the Copy: Striking Likeness, Unreasonable Facsimiles, Zone Books, New York 1996 (design: Bruce Mau). V. anche G. Deleuze, "Le potenze del falso", cap.VI de L'immagine-tempo, Ubulibri, Milano 1989. Il fatto che gli architetti preferiscano uno stile (per esempio: una villetta moderna) e i non architetti preferiscano uno stile diverso e copiato (per es. un cottage in stile falso Tudor: le due immagini affiancate in J. L. Nasar, The Evaluative Image of the City, Sage, Thousand Oaks 1998) complica ma non risolve la problematica del falso: sia perchè anche molti architetti, vinti dall'inautenticità o incuranti di essa, o leziosi, o intimiditi dalle difficoltà di ricercare lo stile dell'epoca, preferiscono o suggeriscono il falso e il vernacolare; sia perchè i desideri e le preferenze del pubblico possono essere largamente influenzati da chi diffonde immagini nei media, o anche solo da una visione del mondo fatta di rassicuranti cartoline. Sul falso e il decorativo di ambienti pseudo urbani che possono essere a Williamsbourg come a Celebration v. accenni in M. Sernini, "La torta di mele e i buchi neri", Millepiani, n. 7, 1996.
9 J. Lévy, "La ville, concept géographique, objet politique", Le débat, n.92, 1996 Sul tema ampiamente anche O.Mongin, Vers la troisième ville?, Hachette, Paris 1995; sulla potenzialità di interazioni non previste garantita dalla città, A. Bagnasco, Fatti sociali formati nello spazio, Angeli, Milano 1994. Probabilmente per evitare il senso antico e ristretto di urbanità, quello del salotto o della bomboniera, per progetti come quello cinese di R. Koolhaas e B. Mau alla mostra di Kassel si usa la formula "condizione urbana libera da urbanità": Politics-Poetics documenta X- the book, Cantz Verlag, Ostfildern-Ruit 1997, p. 556 sgg. Sulla "terza città" si veda anche B. Fortier-I. Rota, Amate città, Electa. Milano 1995.
10 Sulla foresta e sul notissimo isolamento anche abitativo dei popoli germanici ora S. Schama, Landscape and Memory, Knopf, New York 1995, cap. 2. Sulla relativamente recente nozione di città nei popoli dell'estremo nord europeo, la cui lingua registra l'esistenza delle città solo dopo che nei primi commerci col Baltico e con la Russia si sentiva parlare di città come Gerusalemme e Costantinopoli, R. Boyer, "Jorsalaborg, Romaborg, Miklagardr", in D. Poirion (a cura di), Jerusalem, Rome, Constantinople. L'image et le mythe de la ville au Moyen Age, Presses de l'Université de Paris-Sorbonne, Paris 1986. Quanto all'America dei primi '800, quando ancora non erano cresciute le città atlantiche piene i migranti europei abituati alla città, e il simbolo era l'uomo di frontiera che marcia ad ovest, v. la letteratura dell'epoca: un pioniere di 92 anni migra verso ovest "perchè riteneva che una densità di dieci abitanti per miglio quadrato fosse spiacevolmente oppressiva!": J. Fenimore Cooper, La prateria (1827), Frassinelli 1997. Non è chiaro perchè debbano valere ovunque e per ogni cultura le regole dell'urbanistica moderna elaborate principalmente a nord delle Alpi o in America. Sono note le critiche di Bottoni negli anni '50 e di Giovannoni negli anni '30 alla trasferibilità dell'urbanistica internazionale in Italia.
11 Sui vuoti urbani (l'esempio è soprattutto di Berlino) si intrattiene volentieri W. Wenders con H. Kolhoff, "Conversazione sulla città", Archivio di studi urbani e regionali n. 35, 1989 ( v. anche M. Sernini, "La città smorta e il tenente Colombo", ivi), ma sono appunto vuoti dentro la città, non estensioni di chilometri tra un punto e l'altro del territorio come amano alcuni apostoli della non-città. Su Wenders ( notevole soprattutto prima di "Lisbon Story") vedi ora P. F. Colusso, Wim Wenders. paesaggi luoghi città, Testo & Immagine, Torino 1998.
12 J-L. Marion, L'idole et la distance, Grasset, Paris 1977
13 C. M. Deasy, Th. Lasswell, Designing places for people. A Handbook on Human Behavior for Architects, Designers, and Facility Managers, Whitney Library of Design, New York 1985
14 R. Sennett, Flesh and Stone. The Body and the City in Western Civilization, Faber and faber, London 1994. Notiamo che nell'introduzione Sennett, che aveva lavorato sul tema con Foucault, sottolinea, cosa del resto nota a chi seguiva i lavori di Foucault negli ultimi anni, che egli aveva abbandonato "una certa paranoia" circa il tema del controllo. Rileva positivamente la svolta "umanistica" degli ultimi anni di Foucault anche M. Lilla, "The Politics of Jacques Derrida", The New York Review of Books, 25 giugno 1998. Ampie critiche a Foucault in R. Boudon, L'idéologie ou l'origine des idées reçues, Fayard, Paris 1986
15 A. Berthoz, Le sens du mouvement, Jacob, Paris 1997, p. 278 e tutto il cap. 14
16 M. Zaoui, "Vertigo", autrement, serie mutations n. 104, 1989, sul tema Obsession sécurité.
17 M. Guillaume, Eloge du désordre, Gallimard, Parigi 1978
18 I. Billard, "Béton d'angoisse", autrement, cit. Già negli anni '50 Guy Debord attribuiva all'urbanistica la triste cartteristica di "rendere tangibile l'alienazione", come riporta S. Sadler, The situationist city, MIT Press, Cambridge, Mass. 1998. Parlava di vere e proprie "zone di disorientamento" S. Rimpert, Les paysages urbains, Colin, Paris 1973
19 C, Julien, "La peur et l'ordre", Le Monde diplomatique, maggio 1986. Erano anni in cui si diffondevano dispositivi anti-panico e anti-intusione. Oggi come allora e in vari paesi l'ossessione della sicurezza utilizza il tema dell'immigrazione extracomunitaria.
20 M. Sernini, La città disfatta, Angeli, Milano 1988, 3a ed. 1994, cap. 9 par. 4.
21 Ricordiamo una vecchia pubblicità nelle gallerie della metropolitana milanese: una casalinga in vestaglia presenta un gelato con la frase "corri a casa a perdifiato che ti aspetta un bel gelato".
22 S. Moscovici, "La crainte du contact", Communications, n. 57, 1993, numero monografico sul tema Peurs. Altrettanto deprimente sembrerebbe, per le giovani generazioni, l'esattezza: Intervista a Kean Etro, ("Inno all'entropia"), Count-down, n. -5, dicembre 1997
23 M. Seem, J. Parkin, " 'Mental Health', Normalization and Resistance", State and Mind, autunno 1977
24 Per il carcerario americano oggi: L. Wacquant, "De l'état social à l'état carcéral. L'emprisonnement des 'classes dangereuses' aux Etats-Unis", Le Monde Diplomatique, luglio 1998.
25 Splendido il quadro che dà in proposito per le città dell'America Latina J. L. Romero, Le città e le idee- Storia urbana del Nuovo Mondo, Guida, Napoli 1989
26 D. Valbelle, Histoire de l'Etat pharaonique, Puf, Paris 1998, p. 31
27 M. Sernini, "L'amministrazione urbanistica come forma di controllo sociale", Amministrare, 1975, poi ultimo capitolo dell'ediz. 2a de Il governo del territorio, Angeli, Milano 1977; alcuni problemi relativi alla pianificazione urbanistica come regolazione sociale vengono trattati da L. Mazza, "Il progetto incompleto", Relazione alla Conferenza internazionale "Recuperare la città", Torino dicembre 1996.
28 S.Moroni, Etica e territorio. Prospettive di filosofia politica per la pianificazione territoriale, Angeli, Milano 1997.
29 S. Campbell, S. Feinstein, "Introduction: The Structure and Debates of Planning Theory", nel vol. a cura degli stessi, Readings in Planning Theory, Blackwell, Oxford 1996, p. 1.
30 J. Friedmann, "The New Political Economy of Planning: The Rise of Civil Society", nel vol. a cura di M. Douglass e J. Friedmann, Cities for Citizens, Wiley, Chichester 1998.
31 Spunti in S. Zukin, Landscapes of Power, University of California Press, Berkeley 1991, rist. 1993. Il fenomeno è così vistoso e pone tali problemi che la stessa autrice accenna in un'opera successiva a qualche critica e a qualche perplessità: S. Zukin, The Cultures of Cities, Blackwell, Cambridge, Mass. 1995. Naturalmente, essendo il luogo una nozione culturale ( D. Lawrence, "Place", in T. Barfield (edited by), The Dictionary of Anthropology, Blackwell, Oxford 1997), quando il luogo diventa disneyanamente una merce è governato dalle "leggi" della cultura dell'epoca, il consumo e il mercato. Le recenti parziali sovrapposizioni tra sociologia e geografia sono benvenute come filone di ricerca ( J. Urry, "Sociology and Geography", in R, Peet, N. Thrift, New models in Geography. The political-economy perspective, Unwin Hyman, London 1989, vol. II). Ma una sociologia critica non può "limitarsi semplicemente a descrivere le regolarità che possono essere riscontrate all'interno della società": N. Luhmann, Sociologia del rischio, Bruno Mondadori Milano 1996.
32 E. McKenzie, Privatopia, Yale University Press, New Haven 1994; A. Petrillo, "L'insicurezza urbana in America", Aut aut, 1996. Notissimo poi è il testo dell'urbanologo ex-camionista angeleno M. Davis, City of quartz (1990), Vintage, London 1992. Forse si potrebbe applicare a certo disinvolto sociologismo american-tipico presente in Italia su questo fenomeno - come anche a molti campi delle scienze umane oggi - l'appellativo di subcultura, ormai anche accademica e non solo giornalistica, che viene giustamente usato, a proposito del termine "glocale", da G. Martinotti nella Prefazione all'edizione italiana di S. Sassen, Città globali, Utet, Torino 1997
33 N. Ellin (ed.), Architecture of fear, Princeton Architectural Press, New York 1997. Su quanto le forme di esclusione siano umilianti v. A. Margalit, La società decente, Guerini, Milano 1998.
34 V. Gregotti, La città visibile, Einaudi, Torino 1993. Cenni critici in M. Sernini, "Tempi delle poetiche spaziali, tempi del sociale quotidiano, e loro riflessi sulle attività urbanistiche", Archivio di studi urbani e regionali, n. 46, 1993
35 V. Gregotti, "Company Town: Provision and Separation. An Open Letter to Giorgio Agamben", Rassegna, n. 70, 1997. Più interessante e critico F. Bucci, "Territoires of Surveillance", ivi.
36 A. Mcintosh, Towns and Cities. Competing for survival, E & FN Spon, London 1997, fanatico per le bomboniere urbane; molto più critico N. Smith, The new urban Frontier. Gentrification and the revanchist city, Routledge, London 1996. La gentrification a New York assume di recente aspetti nuovi, e che esigeranno sempre più "sicurezza": si vendono come residenze costosissime gli appartamenti dei grattacieli un tempo adibiti ad uffici. A Milano per ora si svuota e basta, anche vicino alla Galleria, senza neppure temere un effetto Detroit.
37 B. Harden, "An Iron-Fisted, Petulant Quest for the Ideal", International Herald Tribune, 24 marzo 1998. I sindaci tedeschi e italiani che intendono imitare quello di New York dovrebbero fare attenzione al calo di popolarità di quest'ultimo, il 10% in quattro mesi: "New York è stanca di 'Hitler' Giuliani", La Repubblica, 2 luglio 1998.
38 Per l'Inghilterra M. Pacione (edited by), Britain's cities. Geographies of division in urban Britain, Routledge, London 1997
39 M. Sernini, "Urbanistica della separatezza/urbanistica della connessione", Archivio di studi urbani e regionali n. 59, 1997. V. inoltre I. Borden, " The people's architect (not), Blueprint, n. 146, gennaio 1998; C. Caramel, "La città disfatta", Modo, n. 190, giugno-luglio 1998.
40 M. Sernini, La città disfatta, Angeli, Milano 1988, 3a ed. 1994
41 Non si vede come la nozione di comodità possa essere sconveniente; già nel 1885 si qualificavano come "confortevoli" i trasporti pubblici parigini: C. Studeny, L'invention de la vitesse, Gallimard Paris 1995.
42 R. Koolhaas, B. Mau, S, M, L, XL, 010, Rotterdam 1995
43 E' del 1993 M. Sernini, "Tempi delle poetiche spaziali, tempi del sociale quotidiano..." ecc., citato. Sia sul tema dell' infrastrutturazione ( suggerimenti anche in O. M. Ungers, S. Vieths, La città dialettica, Skira, Milano 1997) che su quello del futuro che conviene lasciar sviluppare anzichè pianificare anzitempo, si veda un filosofo dell'architettura che riprende, sia pur cautamente e in forma interrogativa, Koolhaas: J. Rajchman, Constructions, MIT Press, Cambridge, Mass., 1998, cap. 7, Future Cities.
44 Molte immagini ed elaborazioni sono raccolte nella pubblicazione INU-Ministero Lavori Pubblici, La sfida delle città eropee, INU, Roma 1997, 2 voll. Incredulo sulle modificazioni che già 10 anni fa si poteva prevedere venissero apportate dai fenomeni sociali recenti sull'assetto delle vecchie città europee è V. Gregotti, "La città europea oggi", in L. Benevolo e altri (a cura di), Principii e forme della città, Scheiwiller-Credito Italiano, Milano 1993. Quanto quello delle città europee sia oggi un problema di gestione o governance, e dunque non solo di piano e di conservazione, appare in A. Bagnasco, P. Le Galès (direction de), Villes en Europe, La Découverte, Paris 1997.
45 S. Sadler, The situationist city, MIT Press, Cambridge, Mass. 1998. Insieme alle immagini di Naked city o di New Babylon, potremmo tuttavia accordare un qualche rilievo agli autonomi tentativi - pur insoddisfacenti - di nuove geometrie di Toulouse Le Mirail nel 1962 o di Terni nel 1970-75.
46 Preferibili alle un poco estenuate visioni del quotidiano di M. De Certeau, molto di moda, sarebbero le analisi della quotidianità operate allora da H. Lefebvre, secondo E. W. Soja, Thirdspace. Journey to Los Angeles and other real-and-imagined places, Blackwell, Oxford 1996
47 R, Peet, N. Thrift, " Political economy and human geography", in R. Peet, N. Thrift, New Models in Geography, citato. Di N. Thrift v, poi ampiamente Spatial Formations, Sage, London 1996
48 Blueprint, gennaio 1998.
49 A. Picon, La ville territoire des cyborgs, Les Editions de l'Imprimeur, Besançon, 1998
50 E' del 1966 il lavoro, poi ripubblicato come oggetto di culto, di G. Debord, Le déclin et la chute de l'economie spectaculaire-marchande, J.J. Pauvert-Les belles lettres, Paris 1993. I centri commerciali di nuovo tipo, costruiti all'inizio nella totale disattenzione degli urbanisti, sono studiati prima che diventassero un mito in M. Sernini, "I centri commerciali integrati in Italia. Quando il developer diventa urbanista", Archivio di studi urbani e regionali n.33, 1988. Il tema preoccupa persino gli studiosi di economia, per es. quando registrano la possibile desertificazione del centro storico e la caduta quindi del valore dell'area centrale: P. Bertozzi,, M. Viganò, "L'impatto economico e territoriale dei centri commerciali: una proposta metodologica", Commercio, n. 58, 1996. I geografi sottolineano che in Europa i governi pensano alla competitività in generale, ma gli amministratori locali sono attenti alle richieste delle categorie e dei consumatori: J. Dawson, S. Burt, "European Retailing: dynamics, restructuring and development issues", cap. 9 di Pinder, D.(ed), The New Europe. Economy, society and environment, Wiley, Chicester 1998.
51 Per l'islam Ibn Khaldun, Discours sur l'histoire universelle (circa 1380), Sindbad, Actes Sud, Arles 1997, cap. IV sulla civiltà sedentaria; per il medioevo P. Zumthor, La misura del mondo, cit.; B. Geremek, Uomini senza padrone, Einaudi, Torino 1992; tutte ispirazioni delle filosofie del pensiero nomade, dello spirito nomade, e dell'avventura.
52 Al massimo potremmo adattare al caso la formula di R, Pierantoni, Verità a bassissima definizione, Einaudi, Torino 1998, p. 182: "l'importante è non opporsi al tempo e, simultaneamente, adottare le trame di sopravvivenza delle forme che ci circondano e che quindi sono sopravvissute". Più volte negli ultimi 15 anni ho usato a proposito del controllo della società sulla tecnologia una formula: si tratta non di rallentare un fenomeno, ma almeno di non accelerarlo. Formula non dissimile, anche se meno elegante, e sempre di una ragionevolezza di governo anzichè di una insensatezza da esaltazione teorica, di quella del generale austriaco davanti alla inevitabile decadenza di Milano dopo Napoleone: "tutto quello che io posso è cercare che decada adagio" (riportata in M. Sernini, Milano. Una forma di città, Rubbettino, Catanzaro 1998). Lontana da ogni atteggiamento donchisciottesco, una propensione critica sui temi tecnologico-territoriali porterà, sul singolo progetto, a tentare di introdurre - se vogliamo, riformisticamente, e dove risulti fattibile - qualche elemento formale e fisico di modificazione o di non accelerazione della tendenza "dominante". Invece, per chi è interessato solo alla filosofia, piano e prassi sono inutili: R. Masiero, cit.
53 A. Picon, La ville territoire des cyborgs, cit. Del pari estetica, tra le molte, la resa poetica di A.Sompairac, "La route, la nuit", Les Cahiers de médiologie, n. 2, 1996. Vedi anche il libro fotografico di J. Brouws, B. Polster, Ph. Patton, Highway. America's Endless Dream, Stewart, Tabori & Chang, New York 1997. Non manca chi vedendo i difetti della città e del suburbio spera nell'exurbia, notando che molti abitanti accettano volentieri lo stile di vita del posturbano ( B. Préel, "L'après-ville", In T. Paquot (direction de), Le monde des villes. Panorama urbain de la planète, Complexe, Bruxelles 1996). E infatti il centro commerciale, che all'inizio "imita" poveramente la città, viene alla fine imitato dal centro città che cerca di adeguarsi ai gusti creatisi (forzatamente, o per propaganda, o per convenienze negli acquisti e nell'uso dell'auto) negli ultimi anni. Ma i ragionamenti in materia sono ancora aperti.
54 Ho già accennato a ciò in M. Sernini, Terre sconfinate, Angeli, Milano 1996, p.20-21.
55 T. Angotti, Metropolis 2000. Planning, poverty and politics, Routledge, New York 1993. Sul punto anche M. Sernini, "Nominare metropoli, immaginare cyburbia, nella città consistente", Territorio n. 17, 1994
56 M. Sernini, "La telematica e le 'città virtuali' ", Se.Scienza esperienza, 1983. Che la tecnologia non determini da sola i risultati delle sviluppo localizzativo e regionale è un assunto ragionevole quanto trascurato, su cui E. Schoenberger, " New models of regional change", in R. Peet, N. Thrift, New Models in Geography, cit., vol. I. Si aggiungano le cautele che a proposito di esaltazione delle tecnologie ( oltre che di fantascienza e di filosofia) raccomanda C. Boyer, Cybercities, Princeton University Press, New York 1996
57 C. M. Howett, "Where the One-Eyed Man Is King: The Tyranny of Visual and Formalist Values in Evaluating Landscapes", in P. Groth, T. W. Bressi (edited by), Understanding Ordinary Landscapes, Yale University Press, New Haven 1997
58 Per es. criticano le tesi di Corboz, architetto svizzero, J_J.Treuttel e altri, "Remembrement-Démembrement", nel volume diretto da V. Picon-Lefebvre, Les espaces publics modernes, Le Moniteur, Paris 1997.
59 Distingue tra radicalismo moderno, postmodernismo radicale (la "condizione postmoderna", studiata prevalentemente da Lyotard, la meno citata ma la più importante), e postmodernismo strategico ( di adattamento alle esigenze del sistema di potere economico) C. Lemert, Postmodernism Is Not What You Think, Blackwell, Oxford 1997. Si veda anche M. Lilla, "The Politics of Jacques Derrida", The New York Review of Books, 25 giugno 1998; H. Putnam, Rinnovare la filosofia, (1992) Garzanti, Milano 1998.
60 Questa la definizione del "diffuso" americano in R. Fishman, Bourgeois Utopias. The Rise and Fall of Suburbia, Basic Books, New York 1987, ultimo capitolo.
61 R. Fishman, "Re-Imagining Los Angeles", in M. J. Dear, H. E. Schockman, G. Hise (edited by), Rethinking Los Angeles, Sage, Thousand Oaks, 1996, ultimo capitolo.
62 G. Giuliano, "Transporting Los Angeles", in op. ult. cit. Tra i problemi automobilistici, oltre all'inquinamento e alla congestione, vi è l'inacccessibilità per tutti coloro che non possono usare l'auto. Gli ultrasessantenni non sono immuni da disturbi derivanti dalla locomozione a motore: M. J. Griffin, Handbook of Human Vibration, Academic Press, London 1996, p. 286. Casi di politiche di trasporto dove si è tenuto conto della situazione di fasce deboli della società si trovano in S. Moroni, Etica e territorio, cit.
63 Per es. C. Boyer, Cibercities, cit.; P. Landauer, "Paysages sous surveillance", nel volume diretto da V. Picon-Lefebvre, Les espaces publics modernes, Le Moniteur, Paris 1997; R. Schoonbrodt, "Current and Future Meanings of the European City", European Conference on Urban Innovations- Seville, 6-8 October 1993, Luxembourg 1994; M. Castells, The Information Age- vol.I, The Rise of the Network Society, Blackwell, Oxford 1996; J. Borja, M. Castells, Local y global. La gestiòn de las ciudades en la era de la informaciòn, Taurus, Madrid 1997.