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commento al libro elettronico dell'Architetto Claudio Caramel, "La Casa di
Jaco", in www.lacasadijaco.it, 2001). Un geografo padano racconta che più del 40% degli studenti di urbanistica del Politecnico di Milano indica nel paesaggio alpino il proprio mondo ideale dove vivere (1). Curiosa visione ripartita, bifronte, del mondo: chi è chiamato a progettare per gli abitanti delle città, in privato sogna i monti, se non per le modalità della vita quotidiana almeno come paesaggio dove stare. Un paesaggio perfino più montanaro della architettura alpina che disegnava Bruno Taut nel 1917 e che in fin dei conti sfocerà poi solo nel disegno di un'altura dalla quale la "corona della città" domina il territorio. Dalla nostra banale quotidiana e utile città della pianura aspettiamo di vedere gli esiti di una urbanistica pianificata da chi ha in mente il paesaggio alpino. Quelle preferenze studentesche ci introducono al tema del disagio, della divisione che si forma nel pensiero di molti, della fuga. Nel garbato racconto di Caramel, Jaco abbandona la quotidianità urbana, va a vivere da solo e con ridotti mezzi in montagna, si organizza una vita lontano da tutto e da tutti anche se con alcuni agganci e alcune provvidenze e qualche tecnologia. Quando Claudio va a trovarlo, discutono di questa scelta, che Claudio trova attraente , discutono i motivi, i vantaggi e gli svantaggi di una tentazione che è difficile dimenticare ma dalla quale si esita a farsi prendere definitivamente. |
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