(a proposito del libro del 2002 sulla città europea, edito in italiano nel 2006)
Michele Sernini inedito ottobre/novembre 2006


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L’articolo di Patrick, "Du gouvernement des villes à la gouvernance urbaine" sta in Revue Française de science politique, vol. 45, n. 1, 1995.
Apre dicendo che : …….dopo il mito mobilitante dell’Europa delle regioni da qualche anno appare quello dell’Europa delle città. Chiunque al corrente delle ricerche si interessa all’emergere possibile della città (di certe città) come attore politico, sociale ed economico, emergere favorito dalla rimessa in causa degli Stati, dalla mondializzazione dell’economia, e dall’integrazione europea…….Studiare l’organizzazione e la formazione di un attore città, le trasformazioni del potere locale, l’organizzazione degli interessi e delle élites…..i meccanismi di creazione di identità collettiva….specialmente per le capitali regionali e le grandi città, i rapporti centro periferia ecc……
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Certo nessuno può vietare ai politologi di essere affezionati ai loro temi (governance, attori, ecc.) ma insomma si dovrebbe tener conto del passaggio del tempo; cosa che comprende anche il fatto che allora erano freschi i lavori sul neolocalismo di Bagnasco e Trigilia
(1), e sotto sotto il tema socialista francese dell'azione, e la vecchia "missione" di trovare, sulla scorta dei vecchi lavori di Tarrow ecc. sul decentramento di tutti i tipi e l'istituzionalizzazione delle periferie mondiali rispetto all'impero americano , qualche sostituzione allo stato nazione o al globale che si delineava, dando per troppo scontata la scomparsa dello stato nazione (oggi assai più cauta nel descrivere il panorama del passaggio, contro la vulgata corrente, è la fin troppo insistente S. Sassen, Territory – Authority – Rights. From Medieval to Global Assemblages, Princeton U. P. 2006, che riprende del resto un tema già annunciato - l'autorità, il diritto - in Losing Control del 1996, edito in Italia dal Saggiatore nel 1998 (2) ), nel clima ottimistico degli anni 90, quando l'attore-attivista si pensava fosse anche l'intellettuale che suscitava movimenti sociali, e non l'intellettuale cultore di nicchie fossilizzate.


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