Il libro di Patrizia Mello racconta tutto ciò, ma spesso soffermandosi, dopo aver dato conto dei diversi temi, ad evidenziarne alcuni aspetti critici. Rincarando la dose, dirò che negli ultimissimi anni gli aspetti critici non si possono più nascondere. Da autori americani che osservano la realtà della condizione urbana postmoderna, i parchi a tema sono visti come meno importanti; di molti centri commerciali si evidenzia il declino; le urbanizzazioni disneyane, il new urbanism e il neo-tradizionalismo krieriano vengono a volte ridicolizzati e tacciati di elitismo falso-populista; delle privatopie si evidenzia la povertà sociale; l'assenza di alternative è bollata da Peter Marcuse come un ragionamento limitato e timido. E la e-topia dell'ultimo Mitchell somiglia troppo al new urbanism per commuovere. In Italia, l'insediamento diffuso presenta gravi difetti, mentre,
nonostante il fascino estetico del paesaggio autostradale e dell'estensione indeterminata del metropolitano, l'assetto di tipo urbano richiama di nuovo l'attenzione, senza che si tratti sempre del santino di museificati e ridicoli centri storico-turistici, e senza che la città appaia, almeno a tutti quelli che non ne asseriscono l'avvenuta scomparsa, come composta di isole o paesi o comunità separate.

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