| 1 | M. Sernini, "Il conflitto di classe nella città: caso di genere o di specie?", Archivio di studi urbani e regionali n. 3, 1972. |
| 2 | M. Senellart, Les arts de gouverner. Du regimen médiéval au concept de gouvernement, Seuil 1995 (l'autore è tra i curatori dell'edizione dei Cours di Foucault) |
| 3 | M. Foucault, Naissance de la biopolitique. Cours au Collège de France. 1978-1979, Gallimard-Seuil, 2004 |
| 4 | M. Foucault, Sécurité, territoire, population. Cours au Collège de France 1977-1978, Gallimard-Seuil, 2004 |
| 5 | Richiamato in M. Sernini, La città disfatta, Angeli 1988, 3a ed. 1994 |
| 6 | J. Dreyfus, La città disciplinare. Saggio sull'urbanistica (1976), Feltrinelli 1978. Del 1976 è pure lo scritto di Y. Lacoste, La géographie, ça sert d'abord pour faire la guerre, che ricordavamo in M, Sernini, Il governo del territorio, 2a ediz., 1977. |
| 7 | Per es. M. Sernini, "Disoccupati e/o sospetti: nota sul libretto di lavoro del Regno di Sardegna nel 1829", Archivio di studi urbani e regionali, 1981 n. 12, poi in E. Sori (a cura di), Città e controllo sociale in Italia tra XVIII e XIX secolo, Milano 1982. In particolare il dispositivo spaziale qui consisteva nel controllo degli spostamenti tra stati diversi. |
| 8 | M. Sernini, "L'amministrazione urbanistica come forma di controllo sociale", in Amministrare, 1975, poi riportato come ultimo capitolo de Il governo del territorio, 2a ed., 1977. |
| 9 | S. E. Rasmussen, Londres (ed. orig. danese 1934), Picard 1990, cap. 4. (esiste anche traduz. italiana). |
| 10 | R. C. Birch, The Shaping of the Welfare State, Longan 1974 |
| 11 | P. Ackroyd, Londra, Frassinelli 2004, p. 506. |
| 12 | R. Wolin, The Seduction of Unreason. The intellectual Romance with fascism from Nietzsche to Postmodernism, Princeton University Press 2004 |
| 13 | G. Fornero, "Fra strutturalismo e poststrutturalismo: Foucault", in G. Fornero, S. Tassinari, Le filosofie del Novecento, Bruno Mondadori, 2002, p. 1148. |
| 14 | Quando negli anni '70 si seguiva via via la produzione di Foucault, uno dei saggi meno convincenti, che invece da allora è oggetto d venerazione generale, ci parve quello sulla onnipresenza del potere ed equivalenza dei poteri, perchè sottostimava il potere pubblico, che è dotato invece di mezzi potenti. L'edizione adesso del Corso del 77-78 rende chiaro tuttavia che Foucault, "scoprendo" la corposità della Amministrazione pubblica, finiva per dare al potere pubblico uno spazio forse non equivalente a quello degli altri molti poteri che la società tuttavia racchiude in sè e da sè manifesta. |
| 15 | F. Cusset, French Theory. Foucault, Derrida, Deleuze & Cie et les mutations de la vie intellectuelle aux États-Unis, La Découverte, 2003 |
| 16 | R. Wolin, The Seduction of Unreason. The intellectual Romance with fascism from Nietzsche to Postmodernism, Princeton University Press 2004. V. anche M. Sernini, "La città-metropoli contemporanea", Iride. Filosofia e discussione pubblica, anno XV n. 36, 2002, e M. Iofrida, "L'esaurimento del programma post-strutturalista: un bilancio e qualche prospettiva", Iride. Filosofia e discussione pubblica, anno XV n. 36, 2002; C. Ginzburg, Rapporti di forza, Feltrinelli, 2000. V. anche D. Locher, "Unachnowledged Roots and Blatant Imitation: Postmodernism and the Dada Movement", Electronic Journal of Sociology, 4, 1, 1999. Il dogma burocraticamente inteso del "postmoderno" piomba ormai nei licei. Frantumazione, incoerenza da vivere ludicamente, sono esposti ad esempio in 33 righe di un testo per i licei del 2001, seguite da 8 righe sui dibattiti circa le possibili origini della corrente postmoderna, e da sole 4 righe circa l'apparenza ancora problematica della faccenda. Poco oltre, nei "percorsi" di applicazione dei quadri di riferimento letterari, si parla della città che la letteratura presenterebbe in termini di angoscia a paura. Non sappiamo con quanto senso di responsabilità si svolga questa pedagogia, che rende però chiaro, insieme all'istillazione già nelle scuole elementari di ecologia e antiurbanesimo, quanto poco gli amministratori si occuperanno di gestire e migliorare una cosa così repellente come la città! |
| 17 | A. Amin, N. Thrift, Cities. Reimagining the urban, Polity 2002, trad. it. Città, Mulino 2005, cap. 4, The Machinic City. |
| 18 | Così su Le Nouvel Observateur del 16 novembre 1995, riportato nella "Nota biografica" di S. Paolini in coda a G. Deleuze, Lo strutturalismo, SE, 2004. |
| 19 | A. Compagnon, Les antimodernes de Joseph de Maistre à Roland Barthes, Gallimard 2005 |
| 20 | R. Wolin, The Seduction of Unreason. The intellectual Romance with fascism from Nietzsche to Postmodernism, Princeton University Press 2004. Varrebbe la pena richiamare il fatto, anche se non piace agli estimatori della postmodernità filosofica, che le codificazioni del diritto nel '700, certo, come no, statali e autocratiche, arrivavano anche proprio per mettere fine alla discrezionalità - certo, molto "sociale" - delle interpretazioni dei giuristi, che come tali esercitavano un rilevante e incontrollato potere politico-giuridico nell' Europa premoderna: A. Cavanna, Storia del diritto moderno in Europa. Le fonti e il pensiero giuridico, vol. 2, Giuffrè 2005, parte I, cap. II. Sembra che la recente filosofia del diritto, di stampo molto statunitense come viene travasata anche in Italia che è un paese di diritto scritto, sia sempre più "sociologia del diritto" e dia campo sempre crescente alla elaborazione sociale e interpretativa (come un tempo, dunque? e come all'inizio del '900 con Santi Romano, e in Francia con Duguit e con Hauriou): Vedi M. Barberis, Breve storia della filosofia del diritto, il Mulino 2004. |
| 21 | Su quest'ultimo punto a proposito dei malintesi su Kuhn e su Popper, R. Read, " How and How Not to Write on a 'Legendary' Philosopher", Philosophy of the Social Sciences, vol. 35 n. 3, 2005. |
| 22 | A. Margalit, "The genius of Spinoza", The New York Review of Books, 20 ottobre 2005, recensendo una riedizione del lavoro di Stuart Hampshire su Spinoza. |
| 23 | Ad esempio norme religiose di emissione statale,: G. Wills, "Fringe Government", The New York Review of Books, 6 ottobre 2005. |
| 24 | L. Wacquant, Punir les pauvres. Le nouveau gouvernement de l'insécurité sociale, Agone, Marseille 2004 |
| 25 | "The Next Pandemic?", dossier di Foreing Affairs, luglio/agosto 2005. |
| 26 | F. Cusset, French Theory. Foucault, Derrida, Deleuze & Cie et les mutations de la vie intellectuelle aux États-Unis, La Découverte, 2003, p. 333. |
| 27 | Sulle esagerazioni della "precauzione" C. Morel, Les décisions absurdes. Sociologie des erreurs radicales et persistantes, Gallimard, 2002, p. 187. Perplessità anche alla voce Principe de précaution, in Y. Dupont (dir.), Dictionnaire des risques, Armand Colin, 2003. |
| 28 | A. Giannuli, La guerra fredda delle spie. L'ufficio affari riservati, 1, Nuova Iniziativa Editoriale, 2005 |
| 29 | D. Bigo (dir.), L'Europe des polices et de la sécurité intérieure, Complexe, Bruxelles 1992 |
| 30 | A. Cavanna, Storia del diritto moderno in Europa. Le fonti e il pensiero giuridico, vol. 2, Giuffrè 2005, Parte III, sez.III tutto il cap. II, e passim. |
| 31 | B. Chapman, Police State, Macmillan 1971, cap. 2. |
| 32 | M. Auboin, A. Teyssier, J. Tulard, Histoire et dictionnaire de la police du moyen age à nos jours, Laffont 2005 |
| 33 | D. Monjardet, Ce que fait la police. Sociologie de la force publique, La dècouverte 1996, cap. 6. |
| 34 | Cronaca politica, legislativa ed amministrativa dagli ultimi tempi della dominazione austriaca nell'Italia in avanti, tomo II p. 501, Pirola Tipografo-librajo, Milano 1860 |
| 35 | M. Gardner, che ricorda il libro di Wells, Modern Utopia, del 1904, nella Introduzione recente a H. G. Wells, Anticipations of the Reaction of Mechanical and Scientific Progress Upon Human Life and Thought (1902), Dover 1999. |
| 36 | H. Winant, The World Is a Ghetto. Race and Democracy since World War II, Basic Book 2001 |
| 37 | Critica duramente il richiamo alla "stato di eccezione" fatto da Agamben, il sociologo W. Sofsky, Rischio e sicurezza, (il titolo tedesco, più tecnico - forse meno vendibile? -è "Il principio sicurezza"), Einaudi 2005, p. 173. Nelle discussioni sulle posizioni di Agamben, può essere utile ricordare che per vari aspetti le ricadute recenti delle impostazioni poststrutturaliste francesi come sono state rivissute e amplificate in America vengono giudicate di un discreto interesse - "le negrisme", per esempio, e anche Agamben - da chi considera "l'eredità planetaria di una teoria-mondo" di cui parla F. Cusset, French Theory. Foucault, Derrida, Deleuze & Cie et les mutations de la vie intellectuelle aux États-Unis, La Découverte, 2003, cap. 13. Resta comunque il fatto che, Agamben essendo ben consapevole dei rischi peggiori insiti nel controllo biopolitico (G. Agamben, "Non à la biométrie", Le Monde, 6/ 12/ 2005), dovrebbe essere chiaro a tutti che l'aspetto preoccupante del biopotere è lo stato di polizia ben più che la città in sè, tanto vituperata da molti e che invece è il meccanismo meno terribile tra quelli in graduatoria (mentre per le periferie come ghetto il discorso è sempre aperto)! Certo, se il borgo dei ceti dirigenti è esente dalla videosorveglianza, anche la città piena di telecamere diventa luogo inospitale pur se, come si usa dire, "sicuro", ma questa fase non è ancora completa. |
| 38 | S. Roché, Sociologie politique de l'insécurité, Puf 2004, Prefazione alla 2a ediz.. |
| 39 | J. I. Israel, Les Lumières radicales. La philosophie, Spinoza et la naissance de la modernité (1650-1750), Editions Amsterdam, 2005, cap. XVI. |
| 40 | G. Miglio (ricerca diretta da), Amicus (inimicus) hostis, con scritti di M. Morani, PP. Portinaro, A. Vitale, nella collana Arcana Imperii, Giuffrè 1992. |
| 41 | E. Faye, Heidegger. L'introduction du nazisme dans la philosophie. Autour des séminaires inédits de 1933-1935, Albin Michel 2005. A differenza di quanto alcuni recensori censori continuano ad attestare dopo lo "sdoganamento" di Heidegger degli anni '60, e di quanta letizia venga tuttora dedicata nelle facoltà di Architettura alle paginette di Heidegger sull'abitare con la prefazione di Vattimo di trent'anni fa, il tema del nazismo nella filosofia di Heidegger non è affatto esaurito: si veda in proposito il paragrafo "Heidegger e il nazismo", nel capitolo di G. Fornero sul "secondo Heidegger" in G. Fornero, S. Tassinari, Le filosofie del Novecento, Bruno Mondadori, 2002, pp. 772-784. Icasticamente Julia Kristeva: "Heidegger crede di salvare la cultura trasferendo al progetto nazionalsocialista e al culto del popolo quel " salvataggio dell'Essere " che all'inizio era l'unico obiettivo della sua meditazione filosofica": J. Kristeva, Hannah Arendt (1999), Donzelli 2005, p. 31. Piuttosto nascosta è, nei fatti, la pubblicazione di un breve saggio del 1934 di E. Levinas, Alcune riflessioni sulla filosofia dell'hitlerismo, Quodlibet, 2002, dove una introduzione di G. Agamben, più chiara di altri suoi scritti, e la prefazione dello stesso Levinas del 1990 fanno riflettere sui legami tra la filosofia dell'epoca e il nazismo, quando Levinas era entusiasta di Heidegger, mentre più di 50 anni dopo confessava - racconta M. Abensour in un saggio nello stesso libretto - che avrebbe dovuto schierarsi fin da quei tempi con Cassirer piuttosto che con Heidegger. |
| 42 | L. Storoni Mazzolani, L'dea di città nel mondo romano, Ricciardi, 1967. La distinzione tra i nemici e gli stranieri (i peregrinos) era esemplarmente spiegata già a fine '500 da J. Bodin, Les six livres de la république, I, cap.6, Fayard , 1986, p. 114. |
| 43 | M. Serres, Rome, le livre des fondations, Grasset, 1983. |
| 44 | Come ci ricorda G. Deleuze, Spinoza Philosophie pratique (1981), Minuit, 2003, cap. 2. In realtà qui Deleuze elabora; Spinoza dice che la paura è cosa da schiavi; ma in un altro punto anche dice che la ricompensa è cosa da schiavi; l'elaborazione sulla sicurezza dunque non sembra così arbitraria. Una trattazione del tema sicurezza in A. Petrillo, "Produttività dell'insicurezza", Ventre, aprile 2004; ivi, anche M. Russo, "La città nascosta". V. anche S. Roché, Sociologie politique de l'insécurité, Puf, 2004, 2a ediz.. Parlare di schiavi è tuttavia un tema delicato, se si pensa quanto cara fosse al nazismo e già a Nietzsche - sulla scorta di Euripide - l'opposizione padrone/schiavo, e quanto sensibile fosse Foucault a questo tema. |
| 45 | D. Lyon, La società sorvegliata. Tenologie di controllo della vita quotidiana, Prefazione di S. Rodotà, Feltrinelli 2002 |
| 46 | W. Herrmann, Gottfried Semper. Architettura e teoria, Electa, 1990. Basta il riconoscimento di una primaria e ancestrale necessità di protezione dagli eventi naturali e da altre minacce (del resto, anche il conatus spinoziano pare riguardi ogni essere vivente o addirittura ogni entità esistente che mira a tutelare sè stessa), senza bisogno di esagerare ricorrendo o a tematiche psicanalitiche dell'abitare, come faceva Bachelard (già criticato in M. Sernini, La città disfatta, cit.), o a studiosi rumeni di antropologia e di storia delle religioni di epoca nazista, o al seducente, ma quanto heideggeriano anch'esso, ricorso all'heimat (c'era anche una serie televisiva...), il luogo natio che dà tranquillità (M. Crépon, la ricca voce Heimat, in B. Cassin (direction de), Vocabulaire européen des philosophies, Seuil/Le Robert 2004). Nostalgia e imprecisione e speranza...Ma quanti oggi nel mondo non vivono nel luogo natio! |
| 47 | Sulle insufficienze e gli errori della scelta politica della quartierizzazione che ribatte nella nicchia localistica e del presunto e irraggiungibile "villaggio" d'un tempo andato il cittadino che già si è ripiegato dalla città all'interno della casa, ampiamente i capp. 3 e 6 di S. Roché, Sociologie politique de l'insécurité, Puf 2004, 2a ediz.. |
| 48 | F. Fistetti, Heidegger e l'utopia della polis, Marietti, 1999. |
| 49 | E. Faye, Heidegger. L'introduction du nazisme dans la philosophie. Autour des séminaires inédits de 1933-1935, Albin Michel 2005, p. 385. |
| 50 | R. Sennett, Flesh and Stone. The Body and the City in Western Civilization, Faber & Faber 1994. |
| 51 | Per es. J. Ritter, Metafisica e politica (1969), Marietti 1983, 1997, l'ultimo capitolo, sulla grande città. Sarà un luogo comune del 5-600, ma in realtà è nella natura delle cose: come già Botero, anche Spinoza vede naturale l'aggregarsi di tanta gente nella città, a scopo di protezione, che per uno stato sarebbe la cosa principale. V. anche le brevi pagine di Z. Bauman in Luoghi dellinfinito, n. 88, mensile di Avvenire, settembre 2005 |
| 52 | Su questo aspetto tra l'altro, oltre a M. Sernini, La città disfatta, cit., M. Sernini, Terre sconfinate, Angeli 1996; M. Sernini, Milano. Una forma di città, Rubbettino 1998, dove si propone Milano come laboratorio dell'urbano; M. Sernini, "Urbanistica della separatezza/urbanistica della connessione",. Archivio di studi urbani e regionali, 1997 n. 59 |
| 53 | J. Dreyfus, La città disciplinare. Saggio sull' urbanistica (1976), Feltrinelli 1978, colloca tra le città disciplinari anche Christiania. |
| 54 | "La colère des banlieues", Le Monde, 2 novembre 2005. Nei disordini parigini del 2005, l'imputato non è certo la città, o "il quartiere", è semmai l'urbanistica, che si mostra biopoliticamente incapace, sono l'essere zona periferica maltrattata in sè, o la disoccupazione e l'alloggio, la marginalità di alcune popolazioni, e le modalità degli interventi di controllo, che provocano dissidio persino tra il ministro degli interni e quello delle pari opportunità, rimproveri ministeriali, proteste di sindaci. |
| 55 | Qualche assaggio in P. Cottino, "Esiti di sicurezza attraverso pratiche di prossimità?", in M. Bricocoli, P. Cottino, "Politiche per la sicurezza e azione pubblica a Milano", nel vol. a cura di G. Amendola, Il governo delle città sicure. Politiche, esperienze e luoghi comuni", Liguori 2003. |
| 56 | M. Sernini, " Se le pratiche, i compiti e i problemi non si incontrano ", Urbanistica, n. 123, 2004 |
| 57 | Vi si riferisce la parte finale del libro di A. Amin e N. Thrift, Cities. Reimagining the urban, Polity 2002, trad. it. Città, Mulino 2005. Riferimenti al ruolo dell'azione politica necessaria e ad alcune proposte su temi di tipo in qualche modo comunitario ma nuovo si trovano anche in una ricca storia dell'Europa urbana degli ultimi 50 anni, di Burgel. |
| 58 | P. Ricoeur, Percors del riconoscimento, Cortina 2005, che svolge anche temi trattati da Amarthya Sen. |
| 59 | C. Robin, Fear. The history of a political Idea, Oxford University Press, 2004 |