2.
L'intento di trattare del biopotere o della biopolitica nello spazio avrebbe potuto
offrire l'occasione per uno studio circostanziato dell'urbanistica e della città
pianificata dei secoli cari a Foucault, ricompresa tra le pratiche di controllo della
popolazione e dei corpi che tra fine 500 o piuttosto 600, e 700 e poi ottocento, vedevano
assai presente l'insieme di discipline come la statistica e la geografia, nell'intento
cioè degli stati moderni che, come gli storici della statistica e della geografia sanno
da sempre, in Europa si andavano organizzando e che necessitavano di informazioni e di
strumenti di controllo della popolazione, dello stato e anche della città, quando si
passa pian piano dai trattatelli di istruzione al delfino o al giovane principe sull'arte
di governo via via all'organizzazione del realistico potere di governo (2), in una società che si andava
strutturando attorno alla dimensione economica moderna (di urbanistica tratterebbero anche
le varie utopie urbane impossibili, proposte da intellettuali geometri del vivere
sociale che magari, come Fourier, vedevano un "palazzo civile come un maniero di idioti
che in 3000 anni di studi sull'architettura non hanno ancora imparato ad abitare sanamente
e comodamente"...). Il ruolo specificamente economico delle tecniche del biopotere
Foucault lo richiama esplicitamente - anche, e questo è meno consueto in quell'autore,
con riferimenti a vicende attuali - nel Corso del 1978-1979 (3), Corso che stranamente, pur essendo edito nell'ottobre 2004 come
quello del 1977-1978 (4), non viene
citato, come invece quest'ultimo, nella bibliografia. |
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