| Vi è tuttavia chi
ritiene, di fronte alla rivoluzione microelettronica, impossibile rallentare per adattarvi
gradualmente l'economia (7). Il peso
della telematica dunque si impone in ogni caso: o perché innovazione tecnologica delle
più vantaggiose; o perché ineludibile; o perché - è ancora Minc - nella
"rivoluzione informatica" non ci sarà salvezza economica; si presenta - questa
volta per tempo, o quasi in anticipo - il problema delle politiche possibili. Gli aspetti spaziali insiti nella telematica sono un campo elettivo di riflessioni e di strategie. Del resto, la telematica è un'innovazione tecnologica che per sua natura (come un tempo telefono, ferrovie, automobile) è legata alla configurazione dello spazio, alla dislocazione sul territorio, al superamento delle distanze, alla supplenza o complementarità rispetto ad altre forme fisiche di comunicazione. Se è così importante il riflesso spaziale della telematica, stupirebbe il ritardo degli urbanisti sul tema, se non fosse che probabilmente essi fremono di gioia quando vedono realizzabile la dispersione degli insediamenti. Le possibilità insite nelle telecomunicazioni - non prevedibili nei decenni in cui gli urbanisti proponevano la zonizzazione della città - sono diventate via via prevedibili nel dopoguerra, "eppure il loro effetto sulla forma e sulla crescita delle città è stato completamente ignorato dagli urbanisti, mentre al giorno d'oggi le più importanti ricerche nel campo urbano sono portate avanti non dagli architetti e dagli urbanisti, ma dai tecnici dei trasporti e delle comunicazioni" (8), anche se poi questi, cercando di porre rimedio ai danni provocati dalla zonizzazione monofunzionale, "rischiano di completare il processo di alienazione della nostra società". Come è visto il territorio futuro dai telematici? Con sfrenato ottimismo dai pubblicitari del settore e dai futurologi. Con maggiore ponderazione da parte di chi si occupa degli aspetti economici e sociologici. |
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