Più pertinente è il riferimento alla filosofia da parte dei teorici dell'architettura. I ragionamenti che la teoria unita alle conoscenze storiche svolge sulla architettura, o sulle preferenze da accordare ad essa più che alle astrazioni urbanistiche, (6) contengono riferimenti filosofici, quando usano come metro di valutazione la pratica operabilità. Fondamentali sono poi le considerazioni dei filosofi sull'architettura, anche se l'evanescenza del confine tra la filosofia come campo del sapere e il filosofare di ognuno può rendere difficile assegnare alla filosofia dell'architettura un ruolo privilegiato, riferendosi oltretutto l'estetica alla pratica delle arti. L'architetto costruisce città, quindi si pronuncia su di essa. Ma la città è un committente dell'architetto, l'architettura è una decorazione della città. Propriamente dell'aggregarsi umano nelle città parlano geografia e storia, economia, scienze e filosofie della società e della politica. Il diritto dell'architetto-urbanista a regolare i comportamenti sociali è tutto da discutere.
3. A differenza delle severe esigenze umane e totali della filosofia, la teoria dell'architettura tende alla autoreferenzialità trattando la forma e il progetto, ed ha con la funzione degli spazi e degli edifici un rapporto non risolto, meno stringente, e solo in apparenza più preciso, del rapporto totale e caratterizzante con la utilitas che Vitruvio raccomandava. La teoria autoreferente può essere difettosa. Una teoria generale dell'architettura (7) può essere considerata fallita vent'anni dopo (8), anche se il suo autore dieci anni prima la dichiarava valida coi necessari approfondimenti fenomenologici, già visibili a proposito di ambiente sociale. Nella rielaborazione, compiuta negli stessi anni (9), convince di più l'influenza dichiarata del teorico-pratico Lynch (10) che non il riferimento ad Heidegger, cui sarebbe preferibile Husserl. Gli anni '60 vedono altre teorie generali dell'agire architettonico che non trascurano la realtà sociale quotidiana, i modi di costruire adatti ai comportamenti, la "architettura senza architetti", la differenza tra l'impianto naturale e quello pianificato delle città, il valore delle elaborazioni simboliche, i primi allarmi ecologici, le condizioni del terzo mondo, le differenze di geografia e popolazione (11).

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