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Urbanistica n. 107, 1996) _____________________________________________ 1. Un testo sofferto. La legge 142 del 1990 sembrava aver creato una situazione semplice per gli urbanisti: chiariti e ampliati i poteri della Provincia, le si assegnava il compito del piano territoriale. In realtà un groviglio di problemi ostacolava la speranza di ricominciare l'impresa del piano di area vasta con leggi chiare, nè il rinvio al nome del poco usato Piano territoriale di coordinamento del 1942 era un auspicio felice. O l'ente intermedio tra comune e regione non piace, e tre livelli di autonomie sembrano troppi, sommati allo stato e ai poteri settoriali; o potranno sembrare troppi tre livelli di piano; o questo non ha più lo slancio d'un tempo; o i cambiamenti nella funzione di pianificazione e nella funzione pubblica generano incertezze. Conflitti tra livelli, ambiguità della legge, eccezioni di costituzionalità, nuove proposte (1), scarsa dotazione di mezzi alle province, ritardi e proroghe. Occorre vedere meglio alcune delle questioni legate ad un testo di legge così "sofferto" (2). 2. Un testo invecchiato. La riforma era già pronta dieci anni prima: dopo il progetto dell'università di Pavia, 7 progetti dei partiti e uno del governo, si era giunti in Senato ad un testo unificato. Ve ne fu poi uno nato in ambienti del ministero degli interni. In tutti si trattavano funzioni e compiti della nuova provincia, e tema metropolitano (3). Dibattito e lavori parlamentari proseguono stancamente negli anni '80 (4). L'esperienza fallimentare dei comprensori (5) e le unità sanitarie locali avevano suscitato perplessità su poteri e delimitazione territoriale dell'ente intermedio (6); in un clima dove crisi politica del paese, crescente potere regionale, crisi dell'urbanistica, crescita dei temi ambientalisti, nuovi strumenti e istituzioni tra cui i ministeri per l'ambiente e per le aree urbane, non contribuivano alla chiarezza. |
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