Nel frattempo si insisteva sulla autonomia statutaria comunale, ma il comune - per il complessificarsi dell'amministrazione sul territorio, l'insistenza sui medesimi territori di altri e maggiori poteri generali o di settore e di gestioni aziendali dei servizi, la polverizzazione dei comuni, cui si cercava di rimediare vietando di costituire comuni piccoli e favorendo l'associazionismo - finiva per essere visto esageratamente solo come "ente esponenziale della comunità di base" (7), "per certi aspetti scarsamente praticabile" (8). Ma uno degli ostacoli maggiori alla riforma era il tema delle aree metropolitane: differenze politiche, incertezze sul nome del governo metropolitano e sulla suddivisione delle grandi città. Fino agli anni '70 il tema era stato rilevante: famosi esempi stranieri, evidenti problemi sociali e politici nelle grandi città (9). Nella legge 1042 del 1969 sulle ferrovie metropolitane si era arrivati ad una definizione: "territorio di un solo comune o di più comuni confinanti e comunque costituenti col comune più popolato un solo complesso urbano ovvero un unico comprensorio caratterizzato da insediamenti urbani, industriali e sociali comuni o interdipendenti". Dagli anni '80 invece, a parte l'ostilità delle regioni verso governi forti in aree importanti (10), e a parte la perplessità delle province, era possibile notare una minor presa degli aspetti istituzionali del tema metropolitano (11). Conferma nel corso del decennio: noti esempi stranieri - la Grande Londra, la Spagna - diventano superati o si estinguono (12). Nei primi anni '80 l'ipotesi degli "accordi di programma" - proposti per l'intervento nel Sud - sembrava un'alternativa a organismi permanenti di governo metropolitano (più tardi, a proposito della legge 396 del 1990 per Roma capitale, non sfugge all'attenzione l'eccessiva disinvoltura che quella procedura potrebbe consentire (13). L'invenzione degli accordi di programma non è il solo motivo per la diminuzione di interesse verso le istituzioni metropolitane. Permanevano intatti i problemi delle grandi città ma stavano cambiando, da metà anni '70, rilevanti aspetti della società e dell'insediamento sul territorio.

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