(pubblicato in   Urbanistica Informazioni  n. 159, 1998).

Il nuovo catasto interessa almeno sotto tre profili: le difficoltà operative; i possibili effetti in materia di città; i modi della politica urbanistica dove lo sfondo è dominato dal frettoloso intricatissimo riassetto dei poteri pubblici e dalle ambiguità culturali sul tema spazio/società.
a) Difficoltà pratiche. Il catasto statale ha un arretrato di 9 milioni di pratiche, cui si pensa di provvedere anche con personale di prima occupazione, e con unostraordinario
di 10.000 lire a pratica. Cose mai fatte in decenni saranno fatte in tutta fretta. La funzione pubblica della certificazione immobiliare richiede accuratezza, personale preparato, fiducia che anche i comuni risultino altrettanto autorevoli. A parte i problemi del personale necessario, e quelli dei tempi brevi, rimane la difficoltà di individuare le microzone in cui ripartire il territorio comunale. Il ministero delle Finanze impone una tecnica urbanistica. I comuni dovranno determinare le microzone in base alle omogeneità urbanistiche, posizionali, storiche, ambientali, e socio-economiche, cosa che già nei piani regolatori risulta ardua, a volte arbitraria.
Gli uffici finanziari si reputano in grado di fare in luogo del comune una cosa che richiede un notevole sapere socio-urbanistico e di storia locale.


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