b) Effetti urbani. La egualizzazione fiscale di ogni tipo di abitazione urbana dentro la microzona (una casa economica anni '30 può assumere lo stesso valore di una civile abitazione anni '60), e il riferimento al prezzo di mercato, potrebbero essere rilevanti nello spingere all'abbandono delle zone urbane i proprietari a basso reddito. Vi si aggiunga il criterio della prevalenza (la microzona fatta più di uffici che di residenze attira queste nel regime di quelli), contro i suggerimenti ormai correnti sull'opportunità di funzioni miste nella stessa area. E' vecchia anche la norma che dà ai box-auto lo stesso valore dell'immobile, contro ai suggerimenti che il box sia una pertinenza gratuita dell'alloggio per ridurre le auto parcheggiate su strada. Queste nuove norme erano state ideate all'inizio degli anni '70, prima dell'esodo dalle grandi città. Oggi che l'abbandono delle città è diventato un fatto preoccupante che non occorre incentivare, i "nuovi" criteri sono vecchi. Più volte si sente dire che "la città è un bene raro, e bisogna pagarlo", o che i piccoli proprietari-residenti dovrebbero pagare in tasse l'equivalente di un affitto. Ma l'abbandono della città da parte dei residenti provoca un grande danno per la società, e un impoverimento per la città. Non si è adeguatamente ragionato su questi possibili riflessi urbani. Commento ministeriale: i comuni potranno abbassare le aliquote di tassazione, se i nuovi calcoli - rispettosi del mercato e "veritieri" sul valore degli immobili - risultassero troppo onerosi per i cittadini. Ma è noto quanto gli enti locali amino avere un potere di tassazione. A cosa può essere dovuto il silenzio dei sindaci sulle ricadute urbane della riforma?

visualizza o scarica il testo: .doc    .rtf