1 Vari saggi in S. Graham (edited by), The Cybercities Reader, Routledge, New York 2004
2 G. Gappert, A Management Perspective on Cities in a Changing Global Environment, in R. V. Knight, G. Gappert, Cities in a Global Society, Sage, Newbury Park, 1989. Analisi di 10 anni dopo, poi pubblicate in F. Moulaert e altri, The Globalized City. Economic Restructuring and Social Polarization in European Cities, Oxford University Press, 2005, metteranno in luce una crescente polarizzazione socio-spaziale nelle città. V. anche M. Sernini, "Urbanistica della separatezza/urbanistica della connessione", Archivio di studi urbani e regionali n. 59, 1997. Per i sintomi, anche senza teoria, già M. Sernini, La città disfatta, Angeli, Milano 1988, cap. 9.
3 M. Sernini, "Alcuni limiti alla delegittimazione delle istituzioni pubbliche di governo urbano", Urbanistica, n. 88, 1990.
4 La passione per il non intenzionale deriva agli economisti e ad alcuni studiosi di scienze umane da presupposti non sempre applicabili: il prezzo delle merci è imprevedibile in quanto soggetto alle mutevolissime performces del mercato, ad es. in Menger, sicché non può essere frutto di intenzione; o ancora (così M. Barberis, Breve storia della filosofia del diritto, il Mulino, Bologna, 2004, p. 150) le istituzioni sarebbero per Hayeck frutto dell'azione umana ma non della progettazione, e il diritto un frutto non intenzionale di intenzioni rivolte ad altri scopi; o anche, secondo Nozick, la prefigurazione degli esiti sarebbe incompatibile con le regole procedurali neutrali di un sistema (critica in A. Sen, Risorse, valori e sviluppo (1984), Bollati Boringhieri, Torino 1992, p. 126). Quasi un divieto epistemologico di usare l'intenzionalità. Tuttavia D. C. North, storico dell'economia, propone una teoria delle scienze sociali che riconosce l'importanza dell'intenzionalità dell'agire nel processo del cambiamento economico. Utili puntualizzazioni sulla inintenzionalità ora in S. Moroni, L'ordine sociale spontaneo, Utet Libreria, Torino 2005, pp.114-123.
Si sa invece che nelle cose personali casualità e imprevedibilità sono il sale della vita: spesso gli studiosi dell'azione politico-istituzionale, qui come in altri campi, confondono i due ambiti.
5 Per la Francia, T.Oblet, Gouverner la ville, Puf, Paris 2005.
6 M. Sernini, "Urbanistica senza piani e discrezionalità amministrativa", Archivio di studi urbani e regionali n. 23, 1985.
7 I quartieri autosufficienti come piccole città sono visti oggi come un'illusione della edilizia popolare degli anni '60. La "rurbanizzazione" è vista come una "forma degenerata delle utopie che esaltano il ritorno alla natura" (P. Merlin, Rurbanisation, in P. Merlin, F. Choay, Dictionnaire de l'urbanisme et de l'aménagement, Puf, Paris 2005, 4a ediz.); era criticata ad esempio in M. Sernini, La città disfatta, cit., p. 18. La sua utilizzazione spesso inevitabile nell'insediamento periurbano diffuso "rende difficile l'organizzazione coerente dello spazio" (B. Gauthiez, Espace urbain. Vocabulaire et morphologie, Editions du patrimoine, Paris 2003).
8 V. Guallart, "Researcing in order to act", nel vol. a cura dello stesso, Soci?polis- Project for a City of the Future, Actar, Barcelona 2004.
9 M. Temple, "Homes with fitness levels built in", Financial Times 30/31 dicembre 2005.
10 Per es. G. Rigotti, Urbanistica. La composizione, Utet, Torino 1952.
11 Compare ancora oggi a Roma. L'Assessorato alle Politiche Sociali, prevede, "per un nuovo welfare locale", un triennio di politiche sociali con un Piano cittadino e 19 Piani delle Zone Municipali, per programmare, progettare e realizzare un sistema cittadino dei servizi e degli interventi sociali. In quanto autonomo rispetto all'urbanistica può suscitare perplessità e critiche.
12 M. Sernini, "L'amministrazione urbanistica come forma di controllo sociale", Amministrare, n.4, 1975.
13 S. Moroni, Etica e territorio, Angeli, Milano 1997.
14 Spiega U. Breccia, Il diritto all'abitazione, Giuffrè, Milano 1980, p. 55: "sarebbe certamente incongruo il supporre che la Costituzione "favorisca" l'accesso al "godimento" di tutte le abitazioni in maniera indistinta".
15 Durante il fascismo si rimpiazzava, nelle spese per i lavori pubblici, la nozione di interesse collettivo con quella più retorica e statalista di bene comune (A. Ingold, Négocier la ville. Projet urbain, societé et fascisme à Milan, Ecole française de Rome, Roma 2003, p.255). Di per sè il bene comune ha una sua tradizione. Nella città medievale del periodo maturo il tema del bene comune diventa una vera ideologia della città e del valore civico (P. Gilli, Villes et sociétés urbaines en Italie milieu XII° - milieu XIV° siècle, Sedes 2005, p. 269 e passim), ma all'origine vi era una nozione forse più sentita dai cittadini, come nel Patto di Assisi del 1210 (ivi riportato), dove tutti "faranno in comune ciò che deve essere fatto per la città". Sottolinea a proposito del Patto di Assisi P. Vaccari, Le affrancazioni collettive dei servi della gleba, I.s.p.i., Milano 1939, p. 21, che si trattò di una concordia tra i maggiorenti della città e i popolani. Qualcosa di simile per il rispetto di tutti i cittadini anche a Modena nel 1327.
16 G. Cofrancesco (a cura), Le figure pianificatorie, I. P.Z. S., Roma 2004, p 41, 66, 104.
17 H. Caroli Casavola, Giustizia ed eguaglianza nella distribuzione dei benefici pubblici, Giuffrè, Milano 2004, p. 83 e sgg. sottolinea l'intreccio tra le singole politiche, di settore o di area, e la politica.
18 Policy studies in I. McLean, A. McMillan, The Concise Oxford Dictionary of Politics, Oxford 2003. In altri casi (D. Robertson, The Routledge Dictionary of Politics, Routledge 2004) gli studi di politiche non compaiono nemmeno.
19 Implementation, in F. Bealey, The Blackwell Dictionary of Political Science, Blackwell 1999.
20 H. Caroli Casavola, Giustizia ed eguaglianza nella distribuzione, cit.
21 Si punta ad estinguere il dominio della politica. Collaborano in questo intento: la logica dell'impresa, ancor più quando si dice etica (una grande banca parigina crea nel 2005 un progetto banlieues per i quartieri meno favoriti) e quella più generale della economia come mano invisibile; le esortazioni di autorità religiose, a volte nutrite di compassione, che tolgono valore ai tentativi di pensare al benessere materiale e alle politiche di riduzione delle diseguaglianze; le suggestioni intellettuali che richiamano filosofie germaniche degli anni '20-'30 ( fatalismo) ostili al pensiero politico occidentale.
22 L. R. Levi Sandri, Istituzioni di legislazione sociale, Giuffrè, Milano 1971 p. 6.
23 R. C. Birch, The Shaping of the Welfare State, Longman, London 1974.
24 C. Jencks, "What Happened to Welfare?", The New York Review of Books, 15/12/ 2005. Per le differenze tra vari sistemi J.C. Barbier, "La logica del workfare in Europa e negli Stati Uniti: i limiti delle analisi globali", Assistenza sociale, n. 3-4, 2003. Un aiuto che riscuote successo ovunque è il microcredito, molto propagandato dalle banche, e che secondo la Banca mondiale riguarda 500 milioni di poveri (Le Monde, 27 gennaio 2006).
25 Internet per tutti, come l'aria e l'acqua, promette un candidato (mentre vi sono manovre mondiali per far pagare persino l'acqua !); rispondere ai nuovi bisogni, annuncia un altro. Una nuova qualità sociale, chiede in un' intervista un politico regionale. Nella città occorre non una cosa sociale così generica; una intensità dei rapporti sociali, cui è adatto un contesto urbano, è la qualità sociale che deve far parte della qualità della vita urbana (M. Sernini, Milano. Una forma di città, Rubbettino, Soveria Mannelli 1998). Un motore di ricerca dà 22.000 voci per un nuovo welfare, e solo 44 per un altro welfare. Forse la prima espressione è ormai consacrata, riflette una visione stereotipata, mentre un altro welfare significa una ricerca più generosa di autentiche alternative calate sulla realtà odierna.
26 Dubbi sulla centralità del tema del tempo libero si avanzano da molti anni: A. J. Veal, Leisure and the Future, Allen & Unwin, London 1987.
27 Davanti alle difficoltà di bilancio ripropone il tema delle priorità C. Saraceno, Europa, 4/2/2006.
28 M. Sernini, "Il campo di variabilità della gestione nelle discipline urbanistiche", Territorio n. 13, 1992.
29 Welfare state in F. Bealey, The Blackwell Dictionary of Politcal Science, cit.
30 Inestricabile l'intreccio di materie territoriali per la Corte Costituzionale, Sentenza 407/2002, nonostante che dal 1987 la Corte raccomandasse leale cooperazione tra le Amministrazioni. V. anche considerazioni su ambiente paesaggio e Costituzione in www.sernini.net. Sui problemi della competenza (assistenziale) dell'edilizia residenziale pubblica rispetto all'edilizia (urbanistica) H. Caroli Casavola, Giustizia ed eguaglianza, cit., p. 141 in nota.
31 Metropoli (la Repubblica), 5/2/2006.
32 M. Wieviorka, Besoins, in P. Merlin, F. Choay, Dictionnaire de l'urbanisme et de l'aménagement , cit.
33 Sulla "genesi sociale dei bisogni" la voce Besoins, in R. Boudon, F. Bourricaud, Dictionnaire critique de la sociologie, Puf, Paris 1982.
34 Così Sergio Cotta, ricordato da U. Breccia, Il diritto all'abitazione, cit., p. 8.
35 "E' forse certo che 100 automobili Rolls-Royce in un mondo di Rolls-Royce fornirebbero un ammontare maggiore di soddisfazioni che 100 carrette in un mondo di carrette?": A. C. Pigou, Economia del benessere (1920), Utet, Torino 1934. Molti anni dopo, cambiando automobile, A. Sen, Risorse, valori e sviluppo, p. 150: "Sarebbe assurdo considerare qualcuno povero solo perchè ha i mezzi per comprare soltanto una Cadillac al giorno mentre altri membri di quella collettività se ne possono permettere due al giorno".
36 C. Menger, Principii fondamentali di economia politica (1871), Laterza, Bari 1925, p. 5 in nota. Ribadisce A. Sen, Etica ed economia, Laterza, Bari 1988, p. 59 (per il quale il metro della felicità può distorcere la misura delle deprivazioni, ma sarebbe errato eticamente approfittarne): "il mendicante privo di speranze, il bracciante precario, la massaia oppressa dal marito, il disoccupato incattivito o l'esausto facchino possono tutti trovare piacere in piccole cose...".
37 H. Caroli Casavola, Giustizia ed eguaglianza cit., p. 72.
38 Op. ult. cit, tutto il cap.5 e passim.
39 Spesso incuranti del campo pratico del diritto. Chi si occupa dello Stato senza alcuna conoscenza delle leggi costruisce "dei bei discorsi in aria senza alcun fondamento" (J. Bodin, Les six livres de la République, I, (1576), Fayard, Paris 1986, p. 118.
40 Lo nota con favore P. Ricoeur, Percorsi di riconoscimento, Cortina, Milano 2005.
41 A. Sen, Risorse, cit., p. 131 sgg.
42 R. Dworkin, Virtù sovrana, Feltrinelli, Milano 2002, p. 336.
43 A. Appadurai, The Capacity to Aspire: Culture and the Terms of Recognition, in V. Rao, M. Walton (edited by), Culture and Public Action, Stanford University Press 2004.
44 A. Sen, How Does Culture Matter? in op. ult. cit.
45 M. Douglas, Traditional Culture- Let's Hear No More About It, in op. ult. cit.
46 Riassuntivamente C. Saraceno, Introduzione ad alcuni scritti di M. C. Nussbaum, Giustizia sociale e dignità umana, il Mulino, Bologna 2002. Nussbaum ha il merito di fare centro sull'individuo piuttosto che sull'appartenenza ad un gruppo sociale, ma ha anche aspetti negativi o contraddittori: lo svilimento del diritto, e poi il ricorso, a sostegno dell'individuo, ad un sociale forse ancora più invadente dell'appartenenza di gruppo, cioè il ricorso al prendersi cura, sollecitudine come fondamento della convivenza umana: tema che inevitabilmente richiama lo spinoso ed invadente richiamo che faceva negli anni 20-30 Heidegger al concetto di cura, come sottolinea C. Audard, Care, in B, Cassin (direction de), Vocabulaire européen des philosophies, Seuil/Le Robert, 2004. Ma la vita non è una visita guidata. Inoltre (A. Callinicos, Equality, Polity Press, Cambridge 2000, p. 60), la proposta di Nussbaum, di graduare normativamente i vari modi di funzionare, viene respinta da A. Sen.
47 Le monde diplomatique, ottobre 2005.
48 E. Patriarca, "Il passaggio verso un nuovo welfare", Europa, 9/2/2006.
49 E' del 1985 J. K. Galbraith, "L'art d'ignorer les pauvres", Le Monde diplomatique, ottobre 2005.
50 L. Wacquant, Punir les pauvres, Agone, Marseille 2004.
51 Il d.p.r. 1471/1963 tra le abitazioni improprie elencava baracche stalle grotte caverne cantine, campi di raccolta e dormitori pubblici. Si sente dire a volte che la casa non è un diritto. Ma l'alloggio fa parte della dignità umana: Droit au logement: quelle reconnaissance?, in M. Segaud, J. Brun, J-C. Driant, Dictionnaire de l'habitat et du logement, A. Colin, Paris 2002. Incredibile l'ostilità regionale verso le indicazioni statali sui requisiti minimi dell'edilizia residenziale. Invece in Inghilterra il governo offre criteri per la pianificazione e requisiti abitativi (M. Carmona e altri, Delivering New Homes, Routledge, London 2003) e il ministro per la casa intende combinare giustizia sociale ed efficienza (The Times, 30/7/2005).
52 Segnalata invano per tempo la connessione tra gestione della città, urbanistica, e fenomeno migratorio: M. Sernini, Controllo della mobilità e metropoli europea, Relazione al convegno della Triennale di Milano, 1988, Daest-Iuav 1989, e M. Sernini, Terre sconfinate, Angeli, Milano 1996. V. anche P. Guidicini, G. Pieretti, Città globale e città degli esclusi, Angeli, Milano1998. In alcune città oggi gli immigrati sperimentano autocostruzione su terreni comunali: Metropoli (la Repubblica), 19/2/2006.
53 Anche se non vale più la regola della legge del 1962 di calcolare per un 40% della popolazione l'edilizia economica e popolare (in altri paesi negli anni '80 vi sono proporzioni più alte, 45% a Hong Kong, 86% a Singapore: voce Welfare State Housing, in W. van Vliet-- (editor), The Encyclopedia of Housing, Sage, Thousand Oaks, 1998). Per il vivere periferico, nonostante immaginose affabulazioni, permane il tema della emarginazione: la voce (non c'era nell'edizione del 1988) Exclusion, in P. Merlin, F. Choay, Dictionnaire de l'urbanisme et de l'aménagement, cit. Ivi anche l'aggiornata voce Banlieues; sulle limitazioni di accesso come carattere della periferizzazione D. T. Goldberg, 'Polluting the Body Politic': Race and Urban Location, in N. Blomley e altri, The Legal Geographies Reader, Blackwell, Oxford 2001.
54 A. Minc, Le crépuscule des petits dieux, Grasset, Paris 2005, cap. 1.
55 F. Moulaert e altri, The Globalized City. Economic Restructuring and Social Polarization, cit., tutto il cap. 13. Come racconta Jean Bodin nel 1576, nelle Repubbliche popolari della Svizzera i nobili non hanno parte alcuna (in qualità di nobili) nelle cariche pubbliche.
56 Più chiaro è il concetto di sussidiarietà verticale come decentramento tra enti di diverso livello, che è il significato corrente per es. in J. Jacobs, Dark Age Ahead, Random House, NY 2004, p. 103.
57 Y. Dezalay, B. Garth, "Connivence des élites internationalisées", Le Monde diplomatique, giugno 2005.
58 M. Sernini, "Se le pratiche, i compiti e i problemi non si incontrano", Urbanistica n. 123, 2004.
59 S. Alkire, Culture, Poverty, and External Intervention, in V. Rao, M. Walton (by), Culture and Public Action, cit.
60 Issue voting, in I. McLean, A. McMillan, The Concise Oxford Dictionary of Politics, cit.; Issue politics, in F. Bealey, The Blackwell Dictionary of Political Science, cit.