(pubblicato in G. Villanti (a cura di), Città e progetto. Pre-testi di urbanistica riflessiva, Ed. Compositori, Bologna 2006 (Comune di Modena)
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La città riceve molte connotazioni seguendo mode, marketing, necessità di esaltare qualche carattere o elemento sociale o fisico (consumi, cultura, creativi, migranti; con sottoparti progettuali - spesso assurdamente intese come isole separate nella città - musei, anziani, università, cinema). Qui interessa quella più naturale: la città con tutti quelli che ci vivono, e che la vivono e vorrebbero continuare a viverla nella quotidianità dei loro comportamenti e capacità individuali e dell'uso sociale degli spazi pubblici non dedicati. Dove tutti, tribù giovanili, creativi, anziani, sportivi, occupati, migranti, consumatori, sono cittadini che ne possono usare indifferentemente. Persino gli esaltatori dei caratteri nuovi della società globale ammettono che le specializzazioni spaziali e i rapporti virtuali non cancellano l'esigenza di quelle interazioni reali tra le persone (1), che la città consente.
Molte delle "altre" città erano criticate già 15 anni fa. Come esito logico di settorializzazioni e tematizzazioni scollegate da fertili interazioni con aspirazioni e strategie, si prospettava una città conflittuale, al minimo di giri, campo di sottoclassi sociali (2). Della critica , che venne riportata all'epoca (3), nessuno ha tenuto conto. La situazione oggi è diventata più fumosa. Si è proseguito, anche al di là dei cambiamenti oggettivi, nel sezionare frammentare immaginare e rivedere una città che diveniva sempre meno città, fin quasi alla scomparsa del nome.

Forse anche perché nel nostro paese erano già in atto da tempo: 1) una pregiudiziale critica alle istituzioni pubbliche e a visioni complessive, ben oltre le difficoltà nei rapporti con gli interessi potenti; 2) una moda intellettuale - che poco interessa i cittadini - rivolta a considerare totali, inevitabili, irreversibili e benefiche tutte le forme di decostruzione e settorializzazione, reinterpretazione, e reinvenzione nel design urbano, purché diverse dal senso comune (semmai, una reimmaginazione necessita ad una città quando perde occupazione e rischia il collasso); 3) una immotivata alterigia teorica nel rigettare qualunque cosa fosse per definizione "intenzionale" (4), poichè gli "esiti" sarebbero per lo più non intenzionali.

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