1 Così il geografo A. Sestini, Il paesaggio, nel volume Il paesaggio, Touring Club Italiano, Milano, 1963. Una rassegna dei modi di vedere il paesaggio si trova in B. Cillo, Il contributo dell’analisi paesistica alla definizione delle qualità del territorio,  nel vol. a cura di B. Cillo e L. Colombo, Grandi interventi e trasformazioni territoriali, Liguori, Napoli, 2001.
2 A. Farina, Ecologia del paesaggio, Utet, Torino, 2001
3 I. Eibl-Eibesfeldt, Etologia umana, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.
4

R. Dworkin, Virtù sovrana. Teoria dell'eguaglianza, Feltrinelli, Milano, 2002 (nell'edizione originale si trattava di "Teoria e pratica dell'eguaglianza").

5

J-M. Schaeffer, Adieu à l’esthétique, Puf, Paris, 2000.

6

Tutta questa circolarità, dall'estetica all'estetica, è ben chiara nel breve saggio del 1991 di un illustre storico: G. Duby, Quelques notes pour une histoire de la sensibilité au paysage, in G. Duby, L'art et la societé-Moyen Age.XX siècle, Gallimard, Paris, 2002.

7

R. Delort, F. Walter, Storia dell'ambiente europeo, Dedalo, Bari, 2002, p. 344.

8

R. Milani, L'arte del paesaggio, il Mulino, Bologna, 2001. V. anche R. Dubbini, Geografie dello sguardo. Visione e paesaggio in età moderna, Einaudi, Torino, 1994. Sulla "creazione" culturale del paesaggio da parte della cultura cittadina che cerca svaghi extraurbani v. anche A. Roger, Court traité du paysage, Gallimard, Paris, 1997.

9 A. Ottani Cavina, I paesaggi della ragione, Einaudi, Torino, 1994.
10 Durante l'800 la nozione di panorama è così rilevante che all'arte dei vedutisti e cartografi e alle escursioni in mongolfiera si aggiungeranno veri e propri congegni meccanici che consentono la visualizzazione in sequenza di vedute paesaggistiche, sia di paesaggi naturali, sia di paesaggi urbani nel frattempo diventati  di sempre maggiore interesse nel caso delle grandi città che si stavano sviluppando, sia del dispiegamento di eserciti o di eventi bellici: S. Oettermann, The Panorama. History of a Mass Medium (orig. tedesco 1980), Zone Books, New York, 1997.
11 S. Schama, Landscape and Memory, Alfred A. Knopf, New York, 1995, Introduzione. (trad. it. Paesaggio e memoria, Mondadori, Milano, 1997)
12 E. Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano, Laterza, Bari, 1972.
13 G. Duby, Quelques notes pour une histoire de la sensibilité au paysage, cit., p. 1015.
14 Espressioni riportate in L. Einaudi, Introduzione a C. Cattaneo, Saggi di economia rurale, Einaudi, Torino, 1939.
15 In un commento diffuso in Internet (da Il Mulino), M. Cammelli (La semplificazione normativa alla prova: il Testo Unico dei beni culturali e ambientali. Introduzione e commento del d.lg. 490 del 1999) rileva che alla data la non risolta dinamica delle competenze era "ancora in atto".
16 A. Crosetti e altri, Diritto dell'ambiente, cit., p. 400.
17 Oltre al lavoro di Predieri, citato, v. anche S. Rodotà, Commento agli articoli 42 e 44 della Costituzione, in G. Branca (a cura di), Commentario della Costituzione. Rapporti economici, tomo II, Zanichelli-Foro Italiano, Bologna-Roma, 1982; S. Rodotà, Il terribile diritto (1981), il Mulino, Bologna, 2a ediz. 1990.
18 Sul "faticoso compromesso" tra ideologie diverse da cui nacque la norma dell'art. 41 comma 3 della Costituzione v. E. Picozza, Vicende e procedure della programmazione economica, in F. Galgano e altri, La Costituzione economica, volume introduttivo al Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell'economia, Cedam, Padova, 1977. Non vale ad annullare i risultati di tale fatica la stravagante idea che la normativa europea abbia per effetto addirittura quello di abrogare di fatto l'art. 41 nei commi 2 e 3 perché incompatibili con la logica di mercato. Su questo punto, e sui "controlimiti" (argomentati anche dalla Corte Costituzionale) che i singoli Stati possono utilizzare a difesa verso le intollerabili limitazioni costituzionali provenienti dati trattati europei, v. P. De Carli, Sussidiarietà e governo economico, Giuffrè, Milano, 2002, p. 246-49. Inoltre, G. Morbidelli, Lezioni di diritto comparato. Costituzioni e costituzionalismo, Monduzzi, Bologna, 2000, e M. Cartabia, Principi  inviolabili e integrazione europea, Giuffrè, Milano, 1997. E’ probabile che la nozione abbia preso forza dopo il cosiddetto “principio di Karlsruhe”, quando la Corte costituzionale federale della Germania nel 1993 suggerì che le limitazioni alla sovranità statale degli stati europei dovessero essere approvate esplicitamente dai parlamenti nazionali. Sul punto: J-M. Ferry, La question de l’état européen, Gallimard, Paris, 2000. Non sarebbe infine da escludere che recenti vicende del quadro internazionale (R. Kagan, Power and Weakness, in “Policy Review” giugno 2002; A. Roberts, Americans are on the march, in “The Times” 12 aprile 2003; A. Moravcsik, Striking a New Transatlantic Bargain, in “Foreing Affairs” luglio/agosto 2003) possano condurre a ripensamenti su tempi, modi, valori, quantità di un ampliamento dell’Unione Europea che era stato concepito in un contesto complessivo differente.
19 Si potrebbero forse notare eccessi nella qualificazione dell'Italia come "Stato di Cultura" in base all'art.9 Cost. 1 comma dove si dice che "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura". In uno dei primi commenti della Costituzione (A.Amorth, La Costituzione italiana. Commento sistematico, Giuffrè, Milano, 1948) si era solo notato che la tutela del patrimonio spetta allo Stato come riflesso dell'"importanza della cultura" stabilita dal I comma dell'art.9; mentre l'ipotesi di uno Stato culturale, specie in Francia dal 1959, viene, nel lavoro di un autorevole commentatore, Marc Fumaroli, Lo Stato culturale. Una religione moderna (1991), Adelphi, Milano, 1993, polemicamente legata ad una specie di ideologia (diffusa dall'UNESCO). E del resto non mancano preoccupazioni, per es. circa una prospettata legge sulla qualità architettonica, o sulla "diffusione della cultura architettonica" di cui tratta una norma del 1999, quando si pensi a come l'arte totale, la gesamtkunstwerk, fosse una caratteristica di regimi di massa di tipo totalitario, proprio in Italia: Marla Susan Stone, The Patron State. Culture & Politics in Fascist Italy, Princeton University Press, Princeton, 1998.
20 Nel corso dei dibattiti sulla futura Costituzione europea vi è chi obietta che lo sviluppo sostenibile “non ha nulla a che fare con i valori europei comuni”: Constitutional Porridge, in “The Wall Street Journal Europe”, 27/2/2003.
21 In Francia la distinzione e le rivalità professionali sembrano più chiare: F. Champy, Les architectes, les urbanistes et les paysagistes, in T. Paquot, M. Lussault, S. Body-Gendrot (direction de), La ville et l'urbain. L'état des savoirs, La Découverte, Paris, 2000.
22 S. Rimbert, Les paysages urbains, Armand Colin, Paris, 1973.
23 V. la voce Landscape architecture, in J. Fleming e altri, The Penguin Dictionary of Architecture and Landscape Architecture, 5a ediz., Penguin, London, 1999. E' importante notare che l’architettura del paesaggio è stata aggiunta nell'ultima edizione, mentre le precedenti edizioni di questo noto dizionario riguardavano soltanto l'architettura. Molta enfasi sulla storia dell'arte dei giardini e dell'architettura del paesaggio in A. S. Wiess, Unnatural Horizons. Paradox and Contradiction in Landscape Architecture, Princeton Architectural Press, New York, 1998.
24 A. Masboungi, Le paysage comme outil d’un renouveau de la pensée urbaine, nel lavoro di ambienti ministeriali francesi sotto la direzione di A. Masboungi, Penser la ville par le paysage, Editions de La Villette, Paris, 2002.
25 A. Isola, Il paesaggio come metodo, in una raccolta di ricerche coordinate da A. Isola, Forme insediative e infrastrutture . Manuale, Politecnico di Torino, Marsilio, Venezia, 2002. 
26 Su cui M. Billey, New country houses vs areas of outstanding natural beauty, in “The Times”, 21/7/2003. Si potrebbe aggiungere qualche considerazione sul nostro paese. Manca in Italia una clausola come quella inglese per cui “una nuova casa isolata nel paesaggio può essere eccezionalmente giustificata se chiaramente di alta qualità, veramente outstanding in termini di architettura e design paesaggistico, e capace di migliorare il suo immediato intorno”, clausola per cui in Inghilterra su 23 casi che si sono appellati contro le decisioni degli ispettori ben 21 sono stati respinti. Non si può quindi escludere che nel nostro paese una liberalizzazione dei vincoli dia luogo, non solo ad un nuovo ruolo di giudizio estetico in capo ad architetti ed enti locali, ma anche al via libera a nuove costruzioni, essendo d’aiuto anche il permanere di qualche preferenza “teorica” verso la “città diffusa”, quando gli studiosi, oltre a sottolineare con acuta capacità di osservazione l’indubbio fenomeno dell’espansione dell’ edificato sparso, restano poi tenacemente avvinghiati (per es. A. Lanzani, I paesaggi italiani, Meltemi, Roma, 2003) a vecchie posizioni antiurbane e soprattutto a modi di lettura dell’insediamento apparentemente progressisti in quanto enfatizzano il “nuovo” e la “correttezza” di una eguale importanza di ogni situazione, ma reticenti a riconoscere l’importanza delle differenze tra corpose aggregazioni territoriali e forme di dispersione. Va ricordato che solo con alcuni precisi vincoli per aree di pregio sarebbe poi ragionevole consentire una libera attività costruttiva di edifici e infrastrutture che comunque sono richieste dalle trasformazioni della società e del territorio.
27 S. Settis, Italia S.p.A. L’assalto al patrimonio culturale, Einaudi, Torino, 2002. Tra le tante polemiche, la più recente: R. Rizzo, Guelfi e ghibellini in guerra per l’arte, in “La Stampa”, 2 agosto 2003.
28 Per un esempio si veda “Il Sole 24 ore” del 27 aprile 2003.
29 C. Bianchetti, Abitare la città contemporanea, Skira, Milano, 2003, p. 103.
30 Sulle opportunità da sempre offerte dal tanto vituperato programma di fabbricazione v. cenni in M. Sernini, Regolamento edilizio, in F. Indovina (a cura di), Enciclopedia di urbanistica e pianificazione territoriale, vol. IV, Angeli, Milano, 1985.
31 K.Eder, The Social Construction of Nature, Sage, London, 1996 (ediz. orig. tedesca 1988; esiste traduz. italiana).
32 V. per es, un'intervista degli anni '90 in Internet a Marilyn Ferguson, autrice nel 1980 del libro Aquarian Conspiracy. Personal and Social Transformation in the 1980's, Granada, London, 1982, e sostenitrice del "movimento" umanista e "new age" particolarmente californiano e della sua autorevolezza data dalle molte sigle di riferimento.
33 C. Cattaneo, Su la densità della popolazione in Lombardia e su la sua relazione alle opere pubbliche (1839), in C. Cattaneo, Saggi di economia rurale a cura di Luigi Einaudi, Einaudi, Torino, 1949.