Molto spesso viene nominata la qualità urbana che a volte giornalisticamente è identificata con la qualità della vita a sua volta ridotta a qualità dell'ambiente naturale. In realtà, la qualità della vita comprende altre rilevanti cose oltre alla qualità dell'ambiente naturale (riduzione delle varie forme di inquinamento, presenza di aspetti della "natura" dentro alla città, foreste urbane, bosco urbano, o anche i tradizionalissimi e ben funzionanti parchi e giardini), comprende cioè anche il tenore di vita e quindi le condizioni economiche locali, e la qualità sociale data dalla qualità e quantità dei rapporti sociali possibili e reali. Del pari, la qualità urbana o qualità della città non coinciderà affatto con la sola qualità dell'ambiente naturale dentro alla città, né solo con l'altro aspetto oggi all'attenzione di molti come la qualità estetica e architettonica, pur importantissima, ma comprenderà anche la vita sociale complessiva che la città è in grado di rendere possibile, e per la quale assai difficilmente esistono surrogati(1). Bisogna anche dire che vi sono addirittura casi, come quello del Canada - è vero che si tratta di un paese ricco e a bassissima densità di abitanti e pieno di visibili risorse naturali - dove gli studiosi stanno ancora considerando se la qualità dell'ambiente naturale e le infrastrutture di tipo sociale debbano definitivamente essere ricompresse nell'elenco dei principali fattori in base ai quali misurare la qualità della vita, accanto alla demografia, ai redditi, al lavoro, alla casa, allo "stress" della comunità (nascite, suicidi, crisi individuali ecc.), alla salute, alla sicurezza, e alla partecipazione(2). Quanto alla tanto vantata "sostenibilità", che da enunciato tecnico avanzato anche da vari ambienti scientifici e riguardante lo sviluppo è divenuto un termine aggiunto a qualsiasi tema politico e amministrativo che non riguarda più lo sviluppo sostenibile ma singoli elementi ("città sostenibile", “mobilità sostenibile” e così via), occorre dire che in molte di queste versioni amministrative, fortunatamente meno impegnative di quella a suo modo tecnicamente rigorosa anche se piuttosto utopica dello sviluppo sostenibile, il termine finisce per equivalere alla vecchia "buona amministrazione" quando cercava di contemperare diversi elementi, in specie lo sviluppo o la crescita, l'equità o giustizia, la bellezza o estetica o qualità. Elementi accuratamente tenuti insieme tra loro, e che per l'appunto rappresentano le "variabili chiave" della ricetta, assai conosciuta ma sembra poco praticata, e che agli ambientalisti potrà apparire persino sciocca, per il governo della città e della metropoli(3) (come non ricordare che gli studiosi di storia dell'urbanistica richiamano, già per le città dell'antichità, circolazione, igiene, bellezza?).


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